Page 463 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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SCENDENDO  LE  SCALE  DEL  CONSENSO  (1937-1943)                       445


        e Mussolini ha soppresso il  giornale, incoraggiato da Ciano. Con tutto quello che
        è già successo sul mare, gli  uni e gli  altri credono, forse,  che gli inglesi non ci  ar-
        rivino e che l'Ammiragliato, leggendo «Oggi»,  riceva  la  rivelazione(22).
            In  marzo, dopo un incontro con Canaris, il  colonnello Amè del SIM fa  sape-
        re che anche <<il  popolo tedesco è stanco di vittorie e non crede più alla Vittoria».
        Dalla  Russia,  dove  <<le  perdite sono forti»  e dalla Polonia giungono echi degli or-
        rori  commessi  dai  nazisti.  A giugno,  scandalo all'ambasciata tedesca:  viene  arre-
        stato  come spia l'addetto culturale Sauer,  il  quale  «non  agiva  per denaro,  ma  in
        odio al  Nazismo e al  Fascismo». Sono passati due mesi  da quando il generale Ha-
        zon  dei  Carabinieri  ha  avvertito  del  «grande  distacco  del  Paese  dal  Partito,  che
        non gioca più come elemento importante nella vita nazionale».  Più o meno capi-
        scono tutti: solo Mussolini, che Bottai definisce «autodidatta»  e «cattivo scolaro»,
        dirà a novembre «che la situazione interna è solida eccezion fatta per i bracaioli»;
        è  un uomo stanco e malato, ma si  ostina a negare l'evidenza.
            Si  tratta,  purtroppo,  di  un'evidenza dolorosa e  lampante.  Anzitutto  la  fame:
        appena  la  razione  del  pane scende a  150 grammi, si  produce un «effetto  dirom-
        pente».  Ciano annota  che  il  provvedimento  «è  stato  accolto  dal  popolo  con  di-
        sperazione».  «A  Venezia  si  sono  avute le  prime  manifestazioni  per il  pane  di  un
        certo rilievo»;  accadono «incidenti ...  a Matera, ove gruppi di donne hanno assal-
        tato il  Circolo del Littorio e sono state disperse dai  Carabinieri, costretti a spara-
        re  in  aria»;  anche a  Firenze  e a  Genova le  lamentele sono vivaci;  la  Sicilia è una
        polveriera che  rischia  di  esplodere.  Le  proteste  non si  placano e investono tutta
        l'Italia,  le  donne sono furiose  e non si  possono  più  reprimere:  ci  privano  di  tut-
        to!  Gli  agricoltori non consegnano tutto il  grano, in certi casi  sparano anche, in-
        curanti che la loro  disobbedienza in  tempo di  guerra configuri il  tradimento.  La
        censura della Marina rileva che neanche la produzione ortofrutticola della buona
        stagione compensa la  situazione:  la  corsa  dei  prezzi,  che  il  regime  è  incapace di
        frenare,  esclude una parte notevole della popolazione dall'accesso a molti generi,
        oltre che alla  borsa nera.
            l?ultimo trimestre del  '42 è tragico.  I bombardamenti, violenti  e indiscrimina-
        ti,  distruggono le  grandi città del  nord provocando  «anche  manifestazioni di  spa-
        vento  e  di  panico»:  per  lo  stesso  motivo  la  popolazione  è  terrorizzata  pure  in
        Germania, ma Mussolini si arrabbia col popolo genovese «il più ostile alla guerra ...



            (22)  Ciano, cit.,  7,  8  febbraio  1942,  p.  588. Poco dopo invece  non succede  niente  per
        un  articolo di  COI-bino  sul  fabbisogno  di  tonnellaggio dopo la  guerra,  dal  quale  non  emer-
        ge  certo la  fiducia  nella  vittoria dell'Asse:  forse  perché esce su  una rivista economica e  non
        tutti  la  leggono_  Cfr E.  COI-bino,  Gli effetti della seconda guerra  mondiale sul naviglio mer-
        cantile e previsioni per il dopoguerra,  in  «Giornale degli  economisti e Annali  di  economia»,
         IV,  nuova serie, fase.  3-4,  marzo-aprile  1942, XX,  p.  109-18.
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