Page 466 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 466

448                                                        MARIANO  GABRIELE


            la situazione come emerge dalla corrispondenza:«La perdita della Tunisia e l'au-
            mentata attività aerea del nemico che si abbatte sulle nostre città ... ha causato, ol-
            tre alle  numerose perdite familiari,  un inevitabile e grave  disagio economico, un
            sensibile  orgasmo e qualche volta un senso  di  scoraggiamento ... manifestazioni di
            spirito  depresso  e  di  penosa rassegnazione».  È prosa ufficiale,  più chiara  è  la  fi-
            danzata a un marinaio imbarcato:«Noi sfollati soffriamo tutto il  soffribile, se do-
            vremo soffrire di  più, vi  dico  per tutti che non avremo la  forza  di  sopportarlo».
               Scocca l'ora della Sicilia.  Bottai parla con Scorza,  nuovo segretario del  Parti-
            to, che  ne torna il  12 giugno: «Mi  descrive  il  terrore  delle  incursioni,  lo  squallo-
            re  sinistro  di  Palermo,  il  panico  endemico  di  Messina...  Domando  dello  stato
            d'animo delle  popolazioni; e lo dice  irrigidito in  una specie  di  fatalismo  disuma-
            no, fuor d'ogni fede,  fuori, certo, della fede  fascista,  distrutta dallo spettacolo dei
            disservizi,  del  disordine,  del  caos.  Cerco di  sapere  delle  difese  tecniche,  militari.
            E lo vedo tentennare il  capo» (24).
                È questa  l'isola  che  l'OSS,  a  metà  febbraio,  ha  valutato  piena  di  patriotti-
            smo e intrisa di  lealtà  all'Italia,  non  demoralizzata malgrado le  morti, le  priva-
            zioni e la stanchezza della guerra. Nelle carte Alicicco di Mussolini c'è un fascicolo
            «Sicilia»,  nel  cui  sottofascicolo  «Contegno  della  popolazione»  figura  la  tradu-
            zione di  un fondo  del  «Times»  del  23  luglio  1943:  «I  siciliani sono felici  di ve-
            der  partire i  fascisti  e  gli  odiati  tedeschi ...  Durante  i  20  anni  del  suo  regno  il
            fascismo  non è  mai  riuscito ad  attirarsi molte simpatie  nell'isola ...  Ultimamen-
            te,  appare  con chiarezza che  l'avversione  locale  per il  fascismo  era  aumentata
            in  seguito  ai  severi  l'azionamenti  dei  generi  alimentari ...  Essa  è  stata  strizzata
            come  uno dei  suoi limoni» (25).
                Nessuno crede più alla vittoria. Il  sottotenente Luigi Rosselli, di Genova, de-
            ve  approntare  un trinceramento antisbarco nei  pressi di  Taranto;  l'ordine è sta-
            to accompagnato con questo viatico dal colonnello: «Scavate, scavate. Poi, quando
            ci  picchian  dentro,  disgraziato  chi  ci  capita».  1 medici  dell'ultima  ora  fanno  di
            peggio:  in Sicilia Scorza si  è scontrato con  l'ammiraglio Barone, comandante di
            Marisicilia, che non ne ha voluto sapere di  affidare alla milizia la difesa dei  por-
            ti.  CosÌ l'ammiraglio è indagato dall'OVRA e in giugno lo si  manda ad  Ischia in
            licenza obbligata. Ma Pietro  Barone è un osso duro, anche se  non si  è mai oc-
            cupato  di  politica:  alla  notizia  dello  sbarco  si  precipita  in  Sicilia,  riprende  il



                (24)  R.  Battaglia,  Storia  della  resistenza  italiana,  Torino,  Einaudi,  1964,  p.  46-58;
            Valeri,  cit.,  p.  136;  Bottai, cit.,  1,  12 giugno  1943,  p.  380,  382;  Colarizi,  L'opinione degli
            italiani,  ecc., cit.,  p.  387-407; Toso, cit.,  p.  240-41.
                (25)  A.  Santoni, Le  operazioni i/1  Sicilia  e in  Calabria,  Roma,  SME - Ufficio  Storico,
            1983, p.  38-42.
   461   462   463   464   465   466   467   468   469   470