Page 42 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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                l -'uno,  improntato  al  pragmatismo  ed  espresso  dai  militari,  prendeva  atto  che  le
             forze di Tito, già nelle prime settimane del 1945, controllavano aree della Venezia Giulia
             ed  erano  in  buona  posizione  per giungere  in  altre  zone  prima  degli  anglo-americani.
             Quindi,  come  si  espresse  il  britannico  Maresciallo  Sir  H arold  R.  L.  Alexander,
             Comandante Supremo Alleato nel  Mediterraneo, era «essenziale» agire in accordo con
             Tito  e  «fare  di  necessità  virtù»,  invitando  gli  jugoslavi  a  partecipare  come  alleati  al
             governo militare della Venezia Giulia.
                I  militari volevano mantenere le  linee di  comunicazione con l'Austria e non si pre-
             occupavano se l'occupazione jugoslava di territori ne avrebbe pregiudicato la sorte fina-
             le.
                T politici, soprattutto gli  americani, insistevano sul mantenere ferma la  direttiva del
             30 ottobre 1944, che tutti i territori dci Regno d'Italia entro il  confine del 1939 doves-
             sero essere occupati e governati da  loro e dagli inglesi.
               Tuttavia, dopo aver affossato ripetutamente i progetti di Churchill di sbarchi in Istria
             e in Dalmazia, gli statunitensi erano altresì contrari a rischiare la vita dei loro soldati per
             immischiarsi nelle questioni balcaniche, come sottolinearono con forza il segretario alla
             guerra  I-Icnry  Stimson  e  il  Capo  di  Stato  lvIaggiore  dell'Esercito,  Generale  George
             Marshall.
                Sempre per non guastare i rapporti con 'rito, fu  deciso di continuare ad appoggiare
             con navi, aerei e carri armati le sue operazioni di conquista della Dalmazia e dell'Istria. 6
                In tal modo la pretesa americana di stabilire il governo militare alleato su tutto il  ter-
             ritorio italiano si riduceva ad una mera petizione di principio, priva di c]ualunque effica-
             cia,  e  nelle  more  delle  deliberazioni  di  Londra,  Washington  e  Caserta  (sede  del
             Comando di  Alexander), le  forze di Tito vinsero la «corsa per Trieste», dove entrarono
             il lO  maggio, un giorno prima della 2" divisione neozelandese del Tenente Generale Sir
             Bernard C.  Freyberg.
                Solo  il  30  aprile,  infatti,  il  neo-presidente  Truman  autorizzò  l'avanzata  alleata  su
             Trieste anche senza il consenso sovietico, dopo insistenti pressioni di Churchill, che gli
             ricordò: «TI  possesso è nove decimi del  diri!tc»).7
                Le  forze di Tito instaurarono a Trieste per 40 giorni un regime di  terrore.
                Il comportamento di Tito fu  pubblicamente paragonato dal  Maresciallo Alexander
             a quello  di  Hitler,  dei giapponesi e di  Mussolini e in  giugno gli  anglo-americani final-
             mente imposero agli jugoslavi di abbandonare Trieste.
                Purtroppo gli accordi COH questi ultimi, firmati a Belgrado il 9 giugno e perfeziona-
             ti  a  Duino il  20,  dividevano  le  zone di  occupazione in  base  alla  "linea Morgan"  (dal
             nome del capo di Stato Maggiore di  Alexander, Tenente Generale Frederick j'vIorgan),
             che  rappresentava  la  «consacrazione  per  i  nove  decimi  del  fatto  compiuto  di  Tito»,
             secondo l'espressione del ministro degli J:':steri italiano Alcide De Gasperi. R
                La diplomazia, a conferma dci monito di Churchill, non riuscirà nel 1954 e nel 1975
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             <.  Cfr.  L.  l'oggiali,  Le opemziolli IMPali iII  Palmazia, in:  RÙiùla Millllfima,  maggio  1995, pp.  75-90.
             'Churchill a 'l'rllman, 27-4-45, in FRUS,  1945, voI.  IV,  ciI., 1'.1125.
             'Cfr. \)e C;asperi a Tarchiani c Carandini, 21  c 23-()-45, Dc Casperi aStone, 21-6-45, in:  I  f)omlllellii Diplolllatici Ila/ùllli,
             Decima serie,  1943-1948  Id'ora in poi  J)J)I], voI.  Il  (12 dicembre  1944 - 9 dicembre  1945),  Libreria dello Stato, Roma,
             1992,  nn. 27H,  279, 281.
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