Page 44 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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Massimo  de  Leollardis

             zio  del  febbraio  1945  tra  il  segretario  generale  del  Ministero  degli  Esteri  Renato
             Prunas l3  e  Harold  Macmillan,  ministro  residente  britannico  presso  il  Comando
             Supremo Alleato del Mediterraneo. 1·1
                All'inizio  di  marzo  del  1945  si  diffusero  però voci  sull'incontro a Belgrado  tra  il
             Maresciallo Alexander e Tito e sulla richiesta di quest'ultimo di partecipare all'occupa-
             zione della regione contesa; telegrammi dalla legazione italiana a Berna e dall'ambascia-
             ta a Washington segnalavano la  possibilità di un'occupazione jugoslava di Trieste.
                Il governo  italiano  sollecitò  in  vari  modi  un  chiarimento  presso gli  alleati.  Il  26
             marzo il presidente Bonomi ricevette da Stone l'assicurazione che l'occupazione della
             Venezia  Giulia  sarebbe  stata  «esclusivamente  effettuata  da  truppe  anglo-americane»;
             tuttavia, ammetteva Stone, sarebbe stato difficile impedire che funzionari slavi parteci-
             passero all'amministrazione delle zone «prevalentemente abitate da popolazioni slave».
                Lo stesso giorno Macmillan ripeté a Bonomi la  prima assicurazione, senza menzio-
             nare l'altra eventualità.
                Da Londra il rappresentante diplomatico italiano, Conte Nicolò Carandini, non riu-
             scì ad avere dichiarazioni precise, che ottenne invece l'ambasciatore Alberto Tarchiani
             a Washington: la regione in questione sarebbe stata occupata solo dagli anglo-america-
             ni, che avrebbero instaurato il loro governo militare su tutti i «territori liberati sino alla
             frontiera del 1939».15
                Quest'ultima  assicurazione  era  stata  trasmessa  da  Tarchiani  il  19  aprile,  quando
             ormai gli avvenimenti avevano preso una piega assai diversa, resa inevitabile dalle deci-
             sioni (o meglio tergiversazioni)  alleate.
                Ancora il 26 e il 28 aprile l'ambasciatore Tarchiani, corso a protestare per l'occupa-
             zione  jugoslava di Cherso e Lussino, avvenuta il  22,  ricevette platoniche assicurazioni
             sull'occupazione  anglo-americana  di  tutti  i  territori  italiani.  Il  30,  tuttavia,  il
             Dipartimento di Stato ammise con il  nostro ambasciatore «che la  situazione era estre-
             mamente difficile».16
                Il giorno successivo, De Gasperi telegrafò a Washington, Londra, Parigi e Mosca la
             sua accorata protesta per l'entrata a Trieste delle truppe jugoslave.
                113 maggio Tarchiani espresse il timore che, «assicurata l'occupazione di Trieste», gli
             alleati  non avrebbero  applicato  alla  lettera il  principio  di  estenderla  alle  frontiere  dal
             1939.  Il 9 invece l'ambasciatore a Washington  riferì risultargli che il 30 aprile  fossero

             "Sull'operato fondamentale di Prunas in 'Iuesti anni cf ...  G.  llol'"oni, RCllalo  PI1I1/(I.r diploll/alico  (/892-/95/), Rubbellino,
             Soveria l'''lannelli, 2004, parte seconda, cap.  IV.
             "  Cfr. Visconti Venosta aStone, 21-11-44, c la  risposta della  A. c., 27-11- 44, ODI, val. I, cit., n. 541  c nota 5; Prunas
             a De Gasperi, 8-2-45, ODI, val. II, cir.  n.  54.
             IS  Cfr. Dc Gasperi a Charles c a Kirk, 14-3-45, Dc Gasperi a Tarchiani, 23-3-45, Prunas a De Gasperi, 28-3-45, Tarchiani
             a Dc Gasperi, 5 c 19-4-45, ibi, nn. 91,  104,  107,  114,136; dc' Robertis, op. ciI., p.  239-40; De Castro, op. ciI.,  voI.  II, p.
             317-20; 1\. Tarchiani, Dieci <lllI/i 1m ROII/a e 1l7asbillgloll,  Mondadori, Verona, 1955, p.  52-56. Gli americani, essendo meno
             formalisti e volendo dare un segno di benevolen,,-a agli italiani, accellavano 'l'archiani come ambasciatore cd a loro volta
             accreditavano un atubasciatorc a ROlua,  Alcxandcl" Kit'k,  tl1cntrc i britannici, non essendo fornlahnentc cessato lo stato
             di guerra tra l'Italia e la Gran Bretagna, accoglievano a  J ,ondra solo un rappresentante diplomatico cd inviavano a Roma
             un Alto commissario, Sir Noci Charles.
             l', Cfr. Tarchiani, op. cit., pp. 56-7; dc' Robertis, op. ciI., pp. 320- 21; Tarchiani li Dc Gasperi, 30-4-45, DDI, voI.  Il, cit.,
             n.  161.



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