Page 48 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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Massimo de Leonardis

             rapporti di forza, non la volontà delle popolazioni, a dettare le linee di confine.
               L'Italia  ottenne il  risultato  migliore  in  Alto  Adige,  dove  controllò  il  territorio  ed
             ebbe di  fronte  un Paese  sconfitto,  l'Austria.  La  situazione  peggiore  fu  nei  confronti
             della Jugoslavia, Paese vincitore e protetto dall'Unione Sovietica, che non era più solo
             uno dei tre Grandi ma era ormai una delle due superpotenze che si apprestavano a divi-
             dersi  l'Europa;  nessuno  voleva  rischiare  una  guerra  per  espellere  le  truppe  di  Tito
             dall'lstria italiana.  Intermedia la  situazione in Valle  d'Aosta, dove il  nostro avversario
             era la Francia, la ClÙ collocazione tra i vincitori non era del tutto scontata.
               L'ambasciatore a Mosca Pietro Quaroni, il più acuto dei nostri diplomatici, ammo-
             nì  che  nell'elaborazione  del  Trattato  di  Pace  si  teneva  «conto  non  degli  interessi
             dell'Italia, ma soltanto degli interessi delle grandi Potenze in ltalia».29 Tra il 1945 ed il
             1946, le grandi potenze erano nella fase  tra la "Grande Alleanza" della guerra mondia-
             le  e la contrapposizione della guerra fredda, latente ma non ancora dichiarata. L'Italia,
             liberata  dagli  anglo-americani e  non occupata  dall'Armata Rossa,  scontava i danni di
             essere per questo, di  fatto,  nel campo occidentale, senza però trame alcun vantaggio,
             perché  l'Unione  Sovietica  le  era  a ptiori ostile,  mentre  Gran  Bretagna,  Stati  Uniti  e
             Francia non volevano ancora arrivare ad una rottura con Mosca.
               Riflettendo sul futuro del confine orientale con la Jugoslavia, Palazzo Chigi era giun-
             to nel 1945 a pensare di poter prendere come punto di partenza per il negoziato diplo-
             matico la  "linea Wilson", proposta nel  1919 dal presidente americano,  ma allora sde-
             gnosamente  rifiutata  dall'Italia,  che  ora  invece  sarebbe  stata  ben  felice  di  accettarla,
             anche con rettifiche a favore della Jugoslavia.
               Una circostanziata analisi dovuta al  segretario della  commissione confini, Alberico
             Casardi,30 aveva peraltro messo in guardia contro un <<infondato ottimismo» sulla possi-
             bilità  di  ottenere la  linea  Wilson  e ammonito che, «salvo  un miracolo»,  ci  si  sarebbe
             dovuti accontentare «di una linea molto meno soddisfacente».
               Il quadro dipinto da Casardi della conferenza dei ministri degli Esteri delle quattro
             Potenze vincitrici (Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti d'America ed Unione Sovietica),
             riunita a Londra in settembre, era assai poco roseo per l'Italia. Innanzi tutto era appar-
             sa evidente la disparità di status e di trattamento tra gli jugoslavi, vincitori e "alleati", e
             gli italiani "vinti", che, era l'amara constatazione del "brindisino" Casardi al "brindisi-
             no" Prunas, «a  due  anni di  distanza»  si  ritrovavano  «daccapo  all'inizio  della  salita,  in
             condizioni  spiacevolmente  reminiscenti  della  prima  famosa  seduta  del  Comitato
             Consultivo».
        ~       Quanto poi all'atteggiamento dei quattro Grandi, non vi era molto di cui rallegrar-

        ·a   si.  Quello americano era stato «genericamente benevolo ma poco battagliero»,  non si
        ~    doveva illudersi «sulle probabilità di una loro difesa a fondo». Si era vista la «fortissima
        :.a   dose di ostilità» verso 1'Italia da parte  del  Foreign Office britannico,  disposto  a dare
        ~    all'Italia Trieste e ciò che si poteva salvare dell'Istria (non certo la "linea Wilson")  ma
        >-<   contrario «a impegnarsi a fondo contro Tito».
        "
        .~      L'Unione Sovietica era «apertamente ostile su tutta la linea», difendeva pienamente
        '§
        ~    "Quaroni a Dc Gaspcri, 1-10-45, DDI, vol.II, cit., Il. 592.
        u    )Q  Casardi a Prullas, 24-9-45, ibi, n.  569.
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