Page 50 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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Massimo de Leollardis
tanmcl sapevano solo che i loro governi erano contrari all'annessione della città di
Trieste alla Jugoslavia. Il riconoscimento dell'italianità delle città costiere dell'Istria non
preoccupava più di tanto gli slavi, perché, secondo il criterio più volte ribadito da
Belgrado e fatto proprio da Mosca, erano le città (dove si concentravano i resti del
"colonialismo" della Serenissima) a dover seguire le campagne e non viceversa.
Delle quattro linee, la più favorevole all'Italia era quella americana; via via peggiori
erano quella britannica, francese e sovietica. Tutte le tre linee proposte dagli occidenta-
li correvano comunque assai più ad occidente della "linea Wilson" e, nella loro parte
settentrionale, anche della "linea Morgan". La linea sovietica correva in Friuli conside-
revolmente ad occidente della frontiera italo-austriaca del 1866, per sbucare nel golfo
di Trieste ad ovest di Monfalcone.
Il Consiglio dei quattro ministri degli Esteri si riunì nuovamente a Parigi dal 25 apri-
le al 16 maggio e poi ancora dal 15 giugno al 15 luglio con all'ordine del giorno anche
il Trattato di Pace italiano. Dopo aver ascoltato le osservazioni di De Gasperi e del vice
primo ministro jugoslavo Edvard Kardelj, già dal 4 maggio i quattro ministri degli
Esteri iniziarono a discutere della frontiera italo-jugoslava.
Molotov non difese nemmeno la linea sovietica, ma propose semplicemente di acco-
gliere tutte le richieste della Jugoslavia, con il passaggio ad essa di tutta quella che egli
chiamava la "Marca Giuliana", suggerendo di compensare 1'Italia in campo coloniale e
con una riduzione delle riparazioni, ma non di quelle dovute a Mosca.
Anche il segretario di Stato James Byrnes abbandonò subito la difesa della linea
americana, per ripiegare però sulla proposta di una linea che fosse intermedia tra quel-
la francese e quella britannica. Ad ulteriore conferma delle osservazioni sopra ricorda-
te sulla mancanza di fermezza degli statunitensi al tavolo del negoziato, successivamen-
te Byrnes interrogò Molotov sull'entità dei compensi che era disposto a dare in campo
coloniale e delle riparazioni, domandò a De Gasperi se teneva di più a Trieste o alle
colonie e fece chiedere dal senatore Connally, democratico, al collega Vandenberg, pre-
sidente repubblicano della commissione Esteri (entrambi membri della delegazione
americana a Parigi), come vedesse la possibilità di cedere Trieste alla Jugoslavia; infine
il 13 maggio, alla vigilia della sospensione dei lavori, Byrnes si disse disposto ad accet-
tare la linea francese. 34 Intanto però si cominciava a considerare l'eventualità di creare
uno Stato libero costituito dai territori contesi.
A tale possibilità il Foreign Office aveva pensato fin dal gennaio precedente, come
ex/rema ratio in caso di inconciliabilità delle posizioni, e ne aveva accennato agli ameri-
cani, che si erano espressi in maniera decisamente negativa. L'idea fu ora ripresa ed
approvata il 13 maggio dal Gabinetto britannico come una valida ipotesi; gli americani
valutarono che, purché fosse annunciata dopo le ele:doni italiane del 2 giugno, l'inter-
nazionalizzazione non avrebbe compromesso la stabilità del regime politico italiano.
Il 3 giugno De Gasperi invitò i rappresentanti diplomatici a Washington, Londra e
Parigi a protestare fermamente contro la creazione di uno Stato libero. 35 I quattro mini-
H Cfr. dc' Robcrlls, op. cit., p. 502; Smith a Byrncs, 24-5 c 10-6-46, FRUJ, 1946, voI. VI, Et/slcm Ellropc; Tbc JOIJict Ullioll,
U. S. Govcrnmcnt Printing Officc, Washington, 1969, pp. 446-7 c 480-1.
" DDI, voI. III, cit., n. 509.
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