Page 47 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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L'lla/ia Ile/le re/aziolli illlel'llaziollaii 1m lajìlle de/ltI gliel'm mOlldiale e i prodromi di gllerrajìw/r/a

           Al di là delle singole vicende, alla fine delle ostilità si poneva la questione fondamen-
        tale se sulle sorti dell'Italia avrebbe pesato di  più la guerra a fianco della Germania o la
        successiva  cobelligeranza con gli anglo-americani. Al valore  di  quest'ultima il  comuni-
        cato finale  della conferenza di Potsdam, il 2 agosto 1945, parve dare ampio riconosci-
        mento: «l tre Governi [americano, britannico e sovietico]  hanno incluso la preparazio-
        ne di  un Trattato di  Pace con l'Italia fra  i compiti immediati più importanti cui dovrà
        far fronte il nuovo consiglio dei ministri degli Affari Esteri. L'Italia è stata la prima delle
        potenze dell'Asse a rompere con la  Germania. Essa ha contribuito materialmente alla
        disfatta  tedesca, e si  è unita ora con gli  alleati  nella lotta contro il  Giappone. L'Italia è
        liberata  dal  regime  fascista  e  compic importanti  progressi verso il  ristabilimento  [ ... ]
        d'istituzioni  democratiche.  La  conclusione  di  un  Trattato  di  Pace  con  un  governo
        democratico italiano  permetterà ai  tre  Governi di appoggiare la  candidatura dell'Italia
        all'Organizzazione delle N azioni U nite».2(,
           Tuttavia, l'ipotesi di anticipare il Trattato di Pace con l'Italia, come riconoscimento
        per aver rotto per prima l'alleanza con la Germania, più volte avanzata fm dal 1944, non
        si  realizzò. Nel suo famoso discorso del  lO  agosto 1946 alla conferenza di Parigi,27  De
        Gasperi lamentò «la  formulazione così stentata ed agra della cobelligeranza» nel pream-
        bolo del trattato.
           Mentre i diplomatici, specialmente chi aveva operato a Brindisi e a Salerno nel 1943-
        44, erano più realisti, i (<11ostri  politici democratici del periodo» che «in gran parte avc-
        vano in c]uegli anni tratto le loro informa7.ioni dalle radio alleate», avevano «una fiducia
        assoluta, e senza dubbio eccessiva, negli allcati,  nelle loro promesse e nelle loro inten-
        zionD>.28
           La nuova classe dirigente antifascista fu  troppo ottimista nel  pcnsare che la  nuova
        Italia potesse non pagare il  prezzo dclla guerra voluta dal fascismo. Non diversamente,
        gli  artcfici  dell'armistizio  del  1943  si  crano  illusi  che  nell'epoca  della  guerra  totale  si
        potesse attuare senza danni un  «rovesciamcnto dellc  alleanzc»,  come nella diplomazia
        classica del '700. Il gioco riuscito al Principe di Talleyrand nel 1814-15 di non far trop-
        po pagare alla  Francia di Luigi XVIII le colpe di  Napoleone non poteva riuscire in  un
        contesto politico-diplomatico assai diverso.
           Spero  non suoni dissacrante  osscrvare  che guardare alla  seconda guerra  mondiale
        semplicemente  comc  alla  vittoria  dclle  democrazic  sul  nazi-fascismo  offusca  almcno
        due grosse contraddizioni: che tra i vincitori c'era l'Unione Sovietica di Stalin e che que-
        st'ultima dall'agosto 1939 al giugno 1941  era stata alleata, di  fatto, di Hitler e con lui si
        era spartita l'Europa Orientale. L'Unione Sovietica inferse alla  Polonia la sua «pugnala-
        ta  nella  schiena»,  ma  dopo il  giugno  1941  fu  subito  accolta  come alleata  dagli  anglo-
        americani. N on fu  così per l'I talia.
           Non va mai dimenticato che le relazioni internazionali non si prestano a facili schc-
        matismi ideologici ed in esse la  Realpo/ilik prevale quasi sempre sull'ctica. N elle tre situa-
        zioni prima descritte,  frontiera  orientale, confine con la Francia e Alto Adige,  furono i

        ". [bi,  n.  211, p. 327  per la  citazione.
        "  Ibi n. 300, p.  582-86.
        "  R.  Gaja, L'llalia I/el/llol/do  bipolan,  1',/,/11/(/ .rIO/ia dcii" poli/il" e.rlml i/"Iial/a (1943-1991),  Il  Mulino,  Bologna  1995, p.  7(,.


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