Page 51 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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stri degli Esteri tornarono a riunirsi il 15 giugno, riprendendo il 21 la discussione su
Trieste, ormai incentrata sulla proposta d'internazionalizzazione, che fu formalmente
avanzata dal francese Ceorges Bidault, ma alla quale, come si è visto, già pensavano sia
gli inglesi che gli americani.
Entro il 3 luglio l'accordo era raggiunto per fare della linea francese la frontiera occi-
dentale della Jugoslavia; ad ovest di tale linea, da Duino a Cittanova d'Istria, sarebbe
stato costituito il Territorio Libero di Trieste, la cui integrità ed indipendenza sarebbe-
ro state garantite dal Consiglio di Sicurezza ddl'ONU, che ne avrebbe anche approva-
to lo statuto, elaborato dalle quattro Crandi Potenze. Dal 29 luglio al 15 ottobre si svol-
se a Parigi la Conferenza dei 21 Paesi che avrebbero firmato il trattato con gli alleati
della Germania, in occasione della (luale italiani e jugoslavi svolsero una frenetica quan-
to inutile attività diplomatica.
Il Consiglio dei quattro ministri degli Esteri tornò a riunirsi a New York dal 4
novembre al 12 dicembre ed entro il 28 novembre raggiunse l'accordo sulla Venezia
Giulia; il 16 gennaio 1947 il testo dci Trattato di Pace fu consegnato all'ambasciata ita-
liana a Washington.
All'T talia restava un'ultima decisione da prendere: utilizzare o no l'arma della minac-
cia di non firmare ° non ratificare il Trattato di Pace. i\ fine dicembre 1946, sul tema
dell'eventuale rifiutu di firmare il Trattato di Pace, De Gasperi aveva presieduto una riu-
nione con Quaroni, Tarchiani e Antonio Meli Lupi di Soragna, ambasciatore a Parigi;
Carandini, assente, condivideva il punto di vista dei colleghi ambasciatori. lI , Se non si
voleva firmare bisognava essere sicuri di poter mantenere tale posizione, sopportando
i sacrifici, soprattutto economici, che ne sarebbero derivati.
Perché il rifiuto avesse una qualche utilità bisognava motivarlo «in modo da render-
lo "simpatico" agli americanÌ»: non protestando per amputazioni territoriali specifiche,
ma chiedendo «esplicitamente un libero plebiscito» nelle zone contese, non menzionan-
do le colonie, sottolineando che l'Italia non poteva firmare obblighi economici superio-
ri alle sue possibilità, non sollevando obiezioni a particolari clausole militari, ma rilevan-
do che si lasciava «l'Italia nella impossibilità assoluta di difendersi contro qualsiasi
aggressore». 1 trattati di pace firmati il10 febbraio 1947 ratificarono una situazione che
era già stata fissata dagli eserciti occidentali e dall'Armata Rossa alla fine ddla guerra o
nelle settimane immediatamente seguenti; mutare (Iuella situazione era pressoché
impossibile. T trattati di pace con gli alleati minori della Germania in fin dci conti con-
tavano poco per il futuro equilibrio strategico dell'Europa; l'unico trattato veramente
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importante, quello con la Germania, non fu, infatti, concluso, mentre non bisogna @
dimenticare che di fronte alle minacce sovietiche in lran e in Turchia, nello stesso perio- ,.-.
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do, la condotta degli occidentali fu assai più energica. O
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Nel caso specifico dell'Italia e della sua frontiera orientale, "cedere" al blocco comu- 'i5
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nista slavo e tradire le aspettative degli italiani era per gli americani, tutto sommato,
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un'operazione a basso costo. Washington sapeva benissimo che comunque l'Italia non
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aveva alternative all'amicizia americana e che le velleità di resistenza alla pace "ingiusta" .9
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y, Cfr. Qual'Oni" Ncnni, 27-12-46, ibi, n. 627. 8
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