Page 49 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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L'Italia lIelle re/aziolli illferl/ai/ollali !/'tI la/ille della f,uerm /IIolldiaie e i prodrollli di guer/'({ fredda

        il punto di vista jugoslavo, «pur evitando di impegnarsi a fondo». I francesi avevano una
        «effettiva benevolenza» per l'Italia, ma erano «i parenti poveri», consapevoli «della pro-
        pria malsicura posizione», che non volevano compromettere prendendo posizioni deci-
        se.  Casardi infine  ammoniva  che  i  problemi italiani  erano  solo «un  aspetto  del  tutto
        secondario, incidentale, di un gioco politico infinitamente più vasto».
           All'inizio  della  campagna  d'Italia,  all'Inghilterra  era  stato  riconosciuto  il  ruolo  di
        seniOrpat1J1Cr nella penisola e ncl Mediterraneo, ma a partire almeno dal giugno 1944 gli
        Stati Uniti erano emersi come la potenza dominante. Poiché l'Inghilterra non perdona-
        va all'Italia di avere sfidato la sua egemonia nel Mediterraneo, Roma contava sulla mag-
        giore benevolenza di Washington.
           Gli  americani,  notava  però  Quaroni ll  con  considerazioni  analoghe  a  quelle  di
        Ca sardi,  da  lontano si  mostravano «estremamente  bellicosi», «dei leoni»,  poi al  tavolo
        dei  negoziati era  «tutt'altra  cosa»,  e «molla[va]no  tutto»,  perciò il loro appoggio «non
        vale[va]  un fico  secco». I  francesi infine non avevano ancora preso una posizione dcci-
        sa  tra gli occidentali ed i sovietici, sia perché anche a Parigi i comunisti facevano parte
        dci governo, sia perché la  Francia ricercava l'appoggio di Mosca sul problcma tedesco.
           Alla successiva sessione dci consiglio dei ministri degli Esteri delle quattro Potenze
        vincitrici, riunita a Mosca in dicembre, fu affermato che la posizione dell'Italia non dif-
        feriva  da  tluella  degli  altri  satelliti  della  Germania,  Bulgaria,  Finlandia,  Romania  e
        Ungheria, perdendo così la  primogenitura actluisita a Potsdam. De Gasperi, che aveva
        appena assunto la guida dci governo conservando il ministero degli Esteri, espresse «la
        sua profonda delusione» in colloqui con l'ambasciatore americano ed il rappresentante
        britannico a Roma. J2
           La conferenza di Mosca decise la nomina di una commissione di esperti, incaricata
        di  tracciare una linea di confine tra Italia e Jugoslavia basata «prevalentemente» sul cri-
        terio etnico. Dopo aver visitato la regione contesa dal 9 marzo alS aprile, il 29 aprile la
        commissione consegnò ai  supplenti dei  ministri degli  Esteri un rapporto comune, di
        carattere descrittivo, ncl quale si constatava l'esistenza di una maggioranza italiana nella
        zona di Tarvisio e di una forte maggioranza italiana a Gorizia, che diveniva quasi tota-
        lità  a Trieste.  Quanto  alla  parte visitata  della  penisola  istriana,  esso  osservava  che  la
        popolazione  italiana  costituiva  «la  maggioranza  e,  in  certi  casi,  la  quasi  totalità  della
        popolazione delle numerose città situate sulla costa o vicino alla costa, mentre, in certe
        città dell'interno, essa  rappresenta una  minoranza importante»; croati e sloveni erano
        invece la maggioranza nelle campagne. JJ
           La  commissione  non  formulava  però  una  proposta unitaria  per la  frontiera  italo-
        jugoslava: gli esperti delle quattro potenze tracciavano quattro linee diverse. Da notare
        che mentre i sovietici avevano ricevuto istruzioni dettagliate da Mosca, americani e bri-

        " Le espressioni citate in  Quaroni a Dc Gasperi, 14-10-45, Quaroni a l'runas, 1-12-45, ODI, voI.  II, cit., nn. 621  c 726,
        pp. 850 e  1.025.
        "Cfr. De Gasperi a Quaroni, Tarchiani c Carandini, 27-12-45, Tarchiani a Dc Gasperi, 30-12-45, Quaroni a Dc Gasperi,
        3-1-46, Carandini a Dc Gasperi, 11-1-46, ODI, voI. III, cit., nn. 39, 45, 50, 73; dc' Robcrtis, op. cit., pp.  446-49.
        l3  Rapporto della commissione cito  in:  Dc Castro, op. cit., voI.  I, pp. 238-39. Sugli sviluppi per la  frontiera orientaIc nel
        1946 cfr.  M.  de  Leonardis,  LI qlleslio/IC  di  Tliesle,  in:  L'lltl/itl del dopogllrrm.  Il "li"lItllo  di  Ptlce  COli  /'lltl/itl,  a cura di  R.  I-I.
        Rainero c G.l\-lanzari, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare 119981, 1'1'.95-115.


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