Page 231 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e F01ze Armate


          mia adeguate per operare sotto un comando centralizzato a livello nazionale.
            L'onere del confronto con le manifestazioni "di piazza" del conflitto politi-
          co  o  sociale  fu  fatto  gravare prevalentemente  sui reparti delle  Guardie di  P.S.,
          preferendo l'Arma attribuirsi un ruolo di riserva strategica (è significativa, a que-
          sto proposito, la lunga resistenza opposta all'introduzione dello "sfollagente" tra
          le dotazioni dei reparti).
            Con questo assetto fu  affrontata l'ulteriore prova delle elezioni per  il  primo
          parlamento repubblicano, svoltesi il  18 aprile  1948 dopo una campagna eletto-
          rale  di  eccezionale  asprezza,  e  appena  tre  mesi dopo, il  14  luglio,  l'emergenza
          provocata dalle reazioni all'attentato al  segretario del PCI, Togliatti.
            L'impegno dell'Esercito fu rilevante per quanto riguarda il concorso alla vigi-
          lanza ai  seggi elettorali (circa 30mila uomini), ed abbastanza limitato per l'emer-
          genza di  luglio. Poche furono infatti le  unità coinvolte in situazioni di  conflitto,
          sempre  comunque  a  carattere  locale:  una  compagnia  rinforzata  da  autoblindo
          per la  "ricom1uista" della centrale telefonica di Abbadia S.  Salvatore c il  succes-
          sivo  rastrellamento della zona dell' Amiata, il  reggimento "Garibaldi" coinvolto
          nel  tentativo  di  occupazione  delle  fabbriche  di  Porto  Marghera,  il  battaglione
          alpino "Saluzzo" impegnato per riprendere il controllo della stazione ferroviaria
          di Genova-Principe e altri episodi minori.
            Quello che avrebbe potuto essere (o forse fu) un tentativo di insurrezione fu risol-
          to, come è noto, da decisioni di natura politica, per le quali è lecito affermare che l'ef-
          ficienza del dispositivo di sicurezza costituì un elemento di rilevanza decisiva.
            Nel giro di tre anni dalla fine della guerra, in sostanza, la riorganizzazione delle
          forze di polizia si risolse nella realizzazione di uno strumento  militare per il man-
          tenimento dell'ordine pubblico, non solo alternativo all'impiego dell'Esercito, ma
          in grado di  costituire - nella particolare situazione storica italiana, caratterizzata
          dalla  presenza  di  una  forte  ed  organizzata  minoranza dissenziente  rispetto  alle
          scelte di  politica difensiva  - la  prc-condizione per il riarmo dell'Esercito  stesso.
          Le energie della forza armata, a partire dal 1948, furono così concentrate nell'as-
          solvimento della funzione di difesa esterna, c successivamente nell'adempimento
          degli impegni conseguenti all'integrazione nel sistema atlantico.
            Naturalmente, non poteva non sollevare obiezioni la scelta di indirizzo poli-
          tico,  relativa  alla  creazione eli  un complesso di  forze  di  consistenza, in  termini
          quantitativi,  non  molto  inferiore  a  quella  dell'Esercito,  della  Marina  e
          dell'Aeronautica presi insieme, e con i vantaggi qualitativi derivanti dal  recluta-
          mento volontario e dalla condizione professionale. Una scelta, è il caso di ricor-
          darlo, portata avanti soprattutto da  Mario Scelba, ministro democratico cristia-
          no dell'Interno dal 2 febbraio  1947, ma concepita già nei primi mesi successivi
          alla Liberazione dal suo predecessore socialista Romita.





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