Page 227 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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sità di passare, nella gestione dell'ordine pubblico, da una strategia di conflitto
ad una di mediazione, come richiesto dal nuovo contesto politico generale del
Paese. Legata come era al superamento di vecchie esperienze e all'acquisizione
di un approccio diverso al controllo delle manifestazioni di contrasto politico e
sociale, questa seconda esigenza difficilmente avrebbe potuto essere soddisfatta
con immediatezza, ma il tempo di maturazione avrebbe potuto essere abbrevia-
to, e gli inconvenienti del ritardo ridotti, se fosse stato possibile contare su
un'azione di comando efficiente c responsabile, e su un'esecuzione disciplinata.
Sembrò quindi una scelta senza alternative, nell'ottica del tempo - la realiz-
zazione eli una componente di manovra costituita da forze che presentassero,
contemporaneamente, i caratteri della professionalità e della militarità.
In sostanza, come osserva Cerquetti, l'innalzamento della soglia di interven-
to dell'Esercito fino acl un livello di assoluta eccezionalità determinò nel sistema
un vuoto che poteva essere colmato soltanto "schierando una prima linea di
reparti mobili di polizia, di carabinieri e eli guardie eli pubblica sicurczza".34
Soluzioni diverse erano state prospettate, come si ricorderà, dalla stessa
Commissione Alleata, il cui presidente ammiraglio Stone aveva proposto, il 26
novembre 1944, l'invio in Italia di una missione di consulenti inglesi c america-
ni a sostegno eli una radicale riforma della polizia, proposta lasciata cadere sia
dal presidente Bonomi che dal suo successore Parri, evidentemente non entu-
siasti della prospettiva eli avere a che fare con una ricdizione della MMIA in chia-
ve poliziesca.
Le soluzioni prospettate dagli alleati erano del resto ispirate ai modelli britan-
nico o statunitense, che solo un'analisi molto superficiale poteva far ritenere
applicabili al caso italiano, a meno di una palingenesi totale dell'organizzazione
politico-amministrativa dello Stato, che non era certo tra le cose rcalizzabili a
breve termine.
La situazione delle forze eli polizia al momento della conclusione delle ostilità,
come si è già detto, era peraltro definita allarmante dagli stessi rispettivi vertici.
I gravissimi incidenti romani del marzo '45 - la fuga del generale Roatta,
sotto processo per la sua gestione del SIM durante il fascismo aveva fatto
sospettare complicità ad alto livello, e una manifestazione di protesta aveva con-
dotto a un assalto al Viminale, sede del ministero dell'Interno - avevano origi-
nato nell'opinione pubblica e sulla stampa di sinistra dubbi non soltanto sull'ef-
ficienza, ma sulla stessa lealtà democratica dei Carabinieri, mentre episodi di
"fraternizzazione" con i dimostranti e altre manifestazioni di malcontento met-
tevano in allarme circa la tenuta disciplinare del Corpo delle Guardie di P.S.
Poiché mancavano il tempo e la serenità per le innovazioni, la riorganizzazio-
ne delle forze di polizia fu quindi intesa come riattivazionc delle strutture esi-
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