Page 228 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier PC1olo MeccCiriello
stenti, a cominciare da quella che comunque aveva retto meglio al collasso del-
l'apparato statale.
Il decreto legislativo luogotenen:dale n. 603 del 31 agosto 1945 previde così,
oltre all'aumento a 65mila uomini dell'organico dell'Arma (oltre un terzo rispet-
to a quello del resto dell'Esercito, fissato in 180mila uomini), la costituzione di
dodici battaglioni mobili ordinati in quattro raggruppamenti. Tali reparti, auto-
trasportati e in un tempo abbastanza breve motorizzati e dotati anche di un'ali-
quota blindo-corazzata, furono posti alle dipendenze dei tre comandi di divisio-
ne che sovrintendevano all'organizzazione territoriale, anche se era evidente che
la loro formazione corrispondeva ad un concetto di gestione centralizzata del-
l'ordine pubblico.
Difficoltà maggiori presentò la riorganizzazione del Corpo delle Guardie di
P.S., che al termine dello stato di guerra aveva appena sei mesi di vita, e traeva
origine dalla fusione, certo non priva di difficoltà, del preesistente Corpo degli
Agenti con le milizie speciali e la polizia coloniale.
Il nuovo organismo - al quale toccava anche di superare il gap, politico e tec-
nico insieme, determinato dal mancato sostegno da parte degli alleati - presen-
tava tuttavia, dal punto di vista del vertice politico, il vantaggio di una più imme-
diata disponibilità e flessibilità, per la quasi totale assenza di remore di tradizio-
ne e di diaframmi posti dalla centralizzazione militare dell'ordinamento e dall'in-
quadramento nell'Esercito.
Il Corpo fu quindi scelto per condurre a termine due operazioni tra le più
delicate della normalizzazione post-bellica, l'assorbimento, in un apparato desti-
nato a funzionare secondo una logica istituzionale, dei membri delle polizie par-
tigiane assunti dopo la Liberazione (spesso con criteri di "lottizzazione" partiti-
ca) dai questori nominati dai CLN, e la sistemazione, in termini "occupaziona-
li", di un certo numero di reduci dal partigianato, il cui inserimento nel Regio
Esercito, ma ancor più nei Carabinieri Reali e nella Regia Guardia di finanza, era
scoraggiato da forti resistenze ambientali .
Entrambe le operazioni, iniziate nell'estate 1945, furono condotte a termine,
sostanzialmente con successo, da Giuseppe Romita, ministro socialista
dell'Interno nel primo gabinetto De Gas peri (dal 1 O dicembre 1945 al 1° luglio
1946). Con una serie di arruolamenti riservati agli ex-partigiani il Corpo raggiun-
se nel 1946 una forza di 51.367 uomini (quasi il triplo rispetto ai 17.565 agenti
del 1940), il prestigio dei quali fu sostenuto grazie ad un armamento moderno
(tanto da mettere in allarme gli alleati), vestiario ed equipaggiamento decenti e
una meno inadeguata motorizzazione, comprendente anche autoblindo.
Nei primi mesi del 1946 Romita, che aveva anche provveduto a sostituire con
funzionari di carriera quasi tutti i prefetti e i questori di estrazione politica, pose
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