Page 226 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier Paolo Meccariello


            fede delle nazioni confinanti» . .12
              L'esperienza del conflitto appena concluso e la situazione internazionale che
            ne era derivata, tuttavia, inducevano lo stesso vertice militare anche ad esclude-
            re esplicitamente che,  ora e nel futuro  prevedibile, le  Forze Armate fossero  in
            grado di  provvedere autonomamente, con un minimo eli  credibilità, alla difesa
            esterna del Paese.
              L'indeterminatezza della collocazione internazionale dell'Italia,  al  di là  della
            "provocazione"  contenuta  nella  proposta  del  generale  Trezzani,  alimentava
            peraltro la propensione verso scelte neutralistiche, che avrebbero reso impossi-
            bile anche una soluzione del problema all'interno di un sistema di alleanze.
              Una  condizione  psicologica  destinata  a  modificarsi  in  parte  nell'estate  del
            1946 quando, mentre si attenuava l'impegno in Sicilia e il quadro politico si avvia-
            va alla  stabilità dopo le  elezioni per la  Costituente e il  referendum istituzionale,
            l'esercito italiano venne ad  assumere  un ruolo  nuovo,  per l'accentuazione  della
            minaccia  jugoslava  alla  frontiera  orientale.  Un'evoluzione  evidente  anche  agli
            occhi degli alleati (il cui apparato bellico era ormai in via di smobilitazione) tanto
            da indurre la :NllviiA ad autorizzare la costituzione di unità corazzate e di un'ar-
            tiglieria di corpo d'armata, e a promettere di contribuire alloro allestimento.3 3
              Nei confronti del  coinvolgimento dell'esercito  nel problema della  sicurezza
            interna  vi  era  quindi  una  resistenza  d'ambiente  all'interno  della  stessa  forza
            armata, resistenza destinata a rafforzarsi man mano che alla crisi identitaria veni-
            va offerta una via d'uscita nel campo della difesa esterna.
              Sembra tuttavia lecito supporre che,  più  del punto di vista dei  militari inte-
            ressati, nelle valutazioni di chi doveva compiere le scelte inerenti alla politica di
            sicurezza contasse la constatazione dell'inopportunità- per non dire dell'impos-
            sibilità - di  fare  assegnamento, oltre un certo limite, su un esercito a coscrizio-
            ne obbligatoria per il mantenimento dell'ordine, inopportunità determinata non
            soltanto  dalla  situazione  contingente,  ma  da  ragioni  profonde,  riguardanti  la
            politica stessa in una moderna società civile.
               Il problema presentava dunque un aspetto "quantitativo", da affrontare con
            urgenza,  riguardante  la  necessità  di  dotare  il  sistema  di  una  componente  di
            manovra, in grado di  far  fronte con tempestività alle emergenze che avrebbero
            potuto manifestarsi, anche simultaneamente, in punti diversi del territorio.  Era
            un'esigenza già avvertita, come si  è visto, nel primo dopot,:ruerra, c proprio l'in-
            sufficienza della risposta che ad essa era stata data aveva contribuito alla nascita
            di un "partito armato" come struttura parallela a quella istituzionale, con le con-
            seguenze a tutti note.
               Rilevanza almeno pari assumeva peraltro la "qualità" che alla componente di
            manovra avrebbe dovuto essere assicurata, una volta data per acquisita la neces-
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