Page 229 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Rep11bblica e For-{e Ar111ate

         mano alla costituzione di un'organizzazione mobile, comprendente una riserva
         strategica costituita da unità a livello battaglione, e "reparti celeri" addestrati ed
         equipaggiati per sostenere scontri di  piazza  facendo  ricorso a modalità diverse
         dall'impiego del fuoco,  quali l'uso di  sfollagente, di  idranti e di gas lacrimogeni
         e l'effettuazione di "cariche" con autovetture.
            Naturalmente  la  riorganizzazione  della  Pubblica  Sicurezza  non  avvenne
         senza contrasti.  Una vera e  propria crisi si  manifestò  nell'estate  1946 quando,
         anche per effetto della frustrazione determinata negli ex-partigiani dal risultato
         delle elezioni e dalla cosiddetta "amnistia Togliatti", nei reparti di P.S.  dell'Italia
         centrale e nord-occidentale si verificò una serie di ammutinamenti, in alcuni casi
         seguiti dal ritorno in montagna, anche con le armi.
            Nel complesso, tuttavia, il sistema di sicurezza interna resse bene alla prova
         delle  elezioni generali  e  del  referendum del  2 giugno  1946, in occasione delle
         quali la situazione fu  sempre tenuta rigorosamente sotto controllo e gli inciden-
         ti ebbero una dimensione episodica.
            Il processo di riorganizzazione delle forze di polizia ricevette un'accelerazio-
         ne sensibile a partire dai primi mesi del 1947, per effetto di una serie di avveni-
         menti riguardanti la situazione politica interna (formazione, alla fine di maggio,
         del quarto gabinetto De Gasperi, senza la  partecipazione dei partiti di sinistra)
         e quella internazionale (enunciazione della "dottrina Truman", lancio del Piano
         Marshall, costituzione del "Cominform", prime iniziative di  alleam~a militare tra
         i Paesi dell'Europa Occidentale).
            La scelta di campo determinò l'inizio del processo che avrebbe condotto, due
         anni dopo, all'adesione al  Patto Atlantico e poi all'integrazione del nostro stru-
         mento difensivo  nella  NATO.  Per l'Esercito,  si  accentuò la  gravitazione  delle
         forze sulla frontiera orientale, ormai tratto terminale della "cortina di ferro". E
         si accentuò, in conseguenza, anche il disimpegno dalla problematica del mante-
         nimento dell'ordine pubblico.
            Il  progetto  di  ordinamento  dell'Esercito  presentato  al  governo  nel  luglio
         1948 dal capo di Stato Maggiore Marras, dopo la conclusione della vicenda del
         trattato di pace (firmato il 1 O febbraio 194 7 ed entrato in vigore il successivo 15
         settembre),  non  comprendeva  quindi  più  grandi  unità  "di  sicurezza interna",
         anche se  era significativa la  permanenza della  divisione  "Aosta" in  Sicilia  e  la
         dislocazione della ricostituita "Granatieri di Sardegna" nella capitale.
            Il "cuore" della forza  armata era l'esercito di campagna, potenziato grazie a
         un robusto programma di aiuti militari da parte degli Stati Uniti (PAM), e com-
         prendente otto divisioni di fanteria (una definita di immediato impiego, tre di pron-
         to impiego, quattro da completare alla  mobilitazione), tre divisioni motorizzate,
         tre brigate alpine e tre corazzate, oltre a supporti di  artiglieria e genio di corpo

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