Page 256 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Nicola Labanca

           solo 1'1  per cento era laureato. Nei confronti di una classe dirigente così ristret-
           ta, la professione militare- che nell'ammissione ai concorsi delle accademie pre-
           scriveva il diploma- manteneva nei confronti della società tutta e della sua élite
           una posizione distinta. Nel solo ventennio successivo, cioè negli anni Cinquanta
           e Sessanta, quindi prima ancora della "massificazione" dell'accesso universitario,
           il numero degli  iscritti alle  università aumentò in Italia di  cinque volte  (un  pre-
           cedente analogo aumento aveva impiegato mezzo secolo). La cosiddetta apetttt-
           ra delle  università raddoppiò, in soli due decenni, il  totale degli iscritti: e più di
           recente, anche grazie alle riforme degli ordinamenti e all'introduzione delle lau-
           ree brevi ecc., il numero degli iscritti è ulteriormente cresciuto. Con un numero
           di  ufficiali  non  così  fortemente  ampliato,  era  evidente  che  dal  punto di  vista
           quantitativo il  tasso di  "militarizzazione" degli italiani dotati d'istruzione supe-
           riore perdeva terreno. Non è possibile non leggere in questa crescente diffusio-
           ne dell'istruzione liceale e universitaria della società italiana un parallelo declino
           dell'immagine sociale degli ufficiali (peraltro solo con questi dati in mente è pos-
           sibile comprendere la  forza e l'estensione di quella pressione dal basso che, nel
           corpo ufficiali degli anni Novanta, ha portato al riconoscimento della professio-
           nalità militare da parte del sistema universitario ai  fini di un conseguimento della
           laurea). Il sistema dell'istruzione militare non poteva non tenerne conto.

              c.  Il modello di wtola. Tutto quanto sinora prospettato viene da una lettura atten-
           ta delle pubblicazioni disponibili. Ma se queste ci aiutano a orizzontarci e a deli-
           neare un plausibile quadro generale delle grandi questioni relative alla dinamica
           della  domanda e dell'offerta del  sistema scolastico militare italiano  nel periodo
           della  Repubblica, esse non sono più  sufficienti quando si  voglia interrogarsi sul
           tipo eli  scuola allestito.  Per le  modalità concrete con cui i grandi quadri venivano
           poi  tradotti in  programmi, in manuali, in  corpi  insegnanti, in  fabbricati:  in una
           parola in scuole, per tutto questo sono necessarie altre fonti documentarie.
              Solo lo spoglio delle direttive degli  Stati Maggiori e più ancora solo i carteg-
           gi delle singole scuole, solo lo studio dei singoli manuali e delle specifiche sinos-
           si, solo la ricostruzione minuta della vita interna e persino quotidiana dei singo-
           li istituti d'istruzione può restituire la  concretezza dei caratteri e delle scansioni
           dei  cicli  conosciuti dalle  diverse  scuole  militari delle  diverse  Forze Armate  nei
           diversi decenni della Repubblica.
              Per questo  è  auspicabile  che  si  moltiplichino  per il  periodo  repubblicano  i
           pochissimi meritori  esempi di  storia di  scuole  militari  disponibili  per i periodi
           precedenti. In ultima analisi, saranno queste storie di scuole a provare, basando-
           si (si spera) sulla consultazione dei carteggi dei comandi e degli enti responsabi-
           li sovraordinati, quanto sin qui si è detto.





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