Page 253 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Rejmbblica e Fotze Armate

          certo modernismo venne dalla Nato: ma molto ne venne riassorbito, prudente-
          mente, dai vecchi schemi. Schemi che anzi, più che vecchi, sembravano antichi:
          un  segno  era la riproposizionc  in  periodo  repubblicano  di  quella  più  antica  c
          netta separazione a tutti i livelli della vita militare fra ufficiale e sottufficiale, per
          non dire fra ufficiale e soldati, risalente quanto meno all'Italia liberale, che già la
          Grande guerra aveva insidiato c che non risultava del tutto consona allo "spiri-
          to democratico" previsto dalla Costituzione.
             Ci  volle  tempo perché questo modello venisse quanto meno scheggiato. Fu
          la trasformazione della società c della politica italiana negli anni Sessanta e i cam-
          biamenti strategici di quel periodo, a partire dall'adozione della risposta flessibi-
          le,  a  far  cambiare  indirizzo.  Non  mancò  chi  riteneva  che  l'ufficiale  modello
          dovesse  essere  ancora quello  proveniente dai  corsi  d'ardimento, sospettoso di
          ogni sviluppo politico del Paese letto come tentativo eli  mettere "le mani rosse
          sulle  Forze  Armate".  Ma  non  pochi  avvertirono  la  necessità  di  elaborare  un
          nuovo modello di riferimento, se  non si  voleva rimanere del tutto tagliati  fuori
          dall'evoluzione  della  società.  Tale  sentimento  si  fece  più  stringente  negli  anni
          Settanta come risposta  sia  agli  aneliti  di  riforma  espressi  nelle  richieste e  nelle
          agitazioni dei "sottufficiali democratici" e dei "soldati democratici", sia al neces-
          sario ripensamento indotto dalle leggi di  ristrutturazione e dai tagli imposti agli
          organici, sia allo stesso sviluppo delle tecnologie militari. A ciò si  aggiunga che
          le  tre Forze Armate sembravano propendere ciascuna per modelli e ideali pro-
          pri, complicando e sfrangiando ulteriormente il quadro. Ne usciva insomma un
          modello di ufficiale né tecnico né guerriero, né professionista né politicizzato: o
          che, forse, doveva essere un po' di  tutto ...
             Un tale modello "acchiappatutto" fu  messo apertamente in discussione con
          gli anni Ottanta. Nuove enfasi sulla "professione militare"  (laddove il  sostanti-
          vo non era senza importanza) iniziarono a circolare sulla pubblicistica, nelle cir-
          colari  ministeriali  e  nei  programmi  delle  scuole.  L'immagine  di  un  ufficiale  -
          quando andava bene- heroic leader avrebbe dovuto lasciare spazio a quella di un
          ufficiale manager,  cultore non più solo o  tanto di piazza d'armi e di corsi d'ardi-
          mento,  quanto  ormai  di  studi  strategici  e  di  sociologia,  militare  e  non  solo.
          Furono questi anni Ottanta la  fase  in cui i cambiamenti dei  programmi furono
          più radicali e omogenei nelle diverse Forze Armate e nelle diverse scuole.
             Mentre  questo  diceva  la  retorica,  a  dimostrazione  che  l'Italia  repubblicana
          mai pare aver conosciuto un singolo modello di  ufficiale  nemmeno in  ognuna
          delle sue fasi, nei fatti un altro profilo stava avanzando. Era un militare, per certi
          versi, "civilizzato": un ufficiale più dipendente che manager,  un impiegato stata-
          le  sia  pur in  uniforme,  ormai  non  più  sempre  disponibile  per la  Patria  e  che
          "staccava", terminava, il  proprio impegno giornaliero con lo  scoccare dell'ora-





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