Page 248 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Nicola Labanca

           riviste tecniche di Forza Armata (Rivista tmlitare,  Rivista marittima,  Rivista aeronau-
           tica,  ecc.)  e a livello interforze Difesa (Informazioni Difesa)  hanno ospitato inter-
           venti, riflessioni e critiche attorno al punto del sistema d'istruzione militare.



           Ipotesi di lavoro


              Sia pur con l'assenza di quelle archivistiche, le fonti consultate permettono di
           delineare- se non una ricostruzione- quanto meno un modello di interpreta-
           zione, o ipotesi di lavoro, e una prima cronologia.
              Per quanto concerne il quadro di fondo, l'impressione è che la Difesa, in que-
           sti  sei  decenni  repubblicani,  non  abbia  avuto  un  unico  né  sempre  costante
           modello di ufficiale in grado di ispirare una chiara tipologia di scuole militari. A
           tutti i livelli pare si sia proceduto più o meno casualmente, sulla base di buona
           volontà  del  personale  addetto,  situazioni  più  o  meno  favorevoli,  alternarsi  di
           correnti e "mode": più che per una vera e propria pianificazione. Anche i miglio-
           ri piani, o meglio le migliori idee, hanno dovuto poi fare i conti con quel siste-
           ma straordinariamente complesso, stratificato e diversificato di cui si è detto: e
           così  non  sempre  riforme  o  piani  hanno  raggiunto  i  propri  obiettivi.
           Quest'immagine di casualità e persino talora di caos  non deve sorprendere, né
           può essere ritenuta una situazione solo italiana. Brian Band, parlando per que-
           sti  stessi  decenni  del  sistema  d'istruzione  militare  britannico,  pure  noto  ed
           apprezzato,  ha  affermato  che  a  Londra  si  sia  assistito  a  "frequenti e  talvolta
           incomprensibili cambiamenti", che  la  continua riformulazione  del  modello  di
           scuola militare sia stata in Gran Bretagna una "fatica di Sisifo" e che, a ben vede-
           re, forse non ci sia stata "alcuna politica consistente".
              Sulla  base  delle  fonti  adesso  disponibili,  un giudizio  così  critico  potrebbe
           anche applicarsi al caso italiano. Per quanto concerne una cronologia, infatti, e
           cercando di  elaborare  una "media"  (astratta)  delle  assai  diverse  situazioni  esi-
           stenti fra istituto e istituto, fra Forza Armata e Forza Armata, si potrebbe osser-
           vare che la seconda metà degli anni Quaranta fu assorbita dalla imperiosa neces-
      ~    sità di ricostruire. Edifici, strumenti scolastici, materiali didattici, lo stesso corpo

       -~   docente delle diverse scuole era da ricostruire: in un quadro peraltro reso incer-
       B
      VJ   to sino alla stipula del Trattato di pace (e non a caso non pochi istituti riapriro-
      "'   no solo nel 1947) e soprattutto sino all'adesione alla Nato (1949).
      l       Negli anni Cinquanta, invece, cominciarono ad  evidenziarsi i limiti di que-

       l   st'azione di ricostruzione. Non mancarono le aperture: soprattutto, quel tanto di
           internazionalizzazione legata alle richieste della Nato, alle prime procedure for-
       u  o   malizzate a livello sovranazionale e ai primi corsi frequentati all'estero dai primi




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