Page 250 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Nicola Labanca


              Sono stati poi gli anni Novanta a determinare l'apertura di una fase nuova, e
           di  sfide nuove, per questi istituti. La  crescente tecnologizzazione e la  necessità
           di tenere il passo con gli impegni Oltremare, con quanto di nuovo di internazio-
           nalizzazione e standardizzazione esse hanno richiesto (come con l'ingresso nella
           Nato negli anni Cinquanta), e poi l'ingresso delle donne, la professionalizzazio-
           ne,  la  trasformazione  più generale degli  allievi  che  adesso  transitano in  quelle
           aule  hanno  forzatamente  costretto le  scuole  militari  a  rinnovarsi.  Un  qualche
           interesse maggiore da parte degli Alti comandi verso il settore della formazione
           -che adesso, con istituzioni militari "professionali", si  trasforma in formazione
           continua- è stato evidente nell'attenzione  finalmente  rivolta ai  comandi che a
           livello  di forza  sovrintendono alle  scuole,  un'attenzione  resa evidente  anche  a
           livello di denominazione, sottoposta a più cambiamenti. Sempre in questi ultimi
           anni, un'attenzione nuova è stata rivolta al  segmento dell'alta formazione, con i
           corsi ISMI e con la soluzione prescelta dei master cogestiti dall'istituzione mili-
           tare  e da altri istituti specializzati civili come lAI,  ISPI  ecc.:  un rinnovamento,
           quanto meno nella formula organizzativa (nei  contenuti il giudizio  sarebbe più
           complesso). Un'altra fondamentale trasformazione è stata quella relativa al rico-
           noscimento della  professionalità militare  e degli  studi negli istituti  d'istrm~ione
           militare ai fini del conseguimento della laurea universitaria (civile). Vecchia aspi-
           razione di certi settori "modernisti" del mondo militare, ansiosi eli vedersi rico-
           nosciuti dal paese e dalla sua classe dirigente "civile", essa si è poi realizzata con
           soluzioni e in modi assolutamente imprevisti. L'impressione è che l'accensione
           di una classe di laurea in Scienze strategiche e poi, a cascata, la stipula di singo-
           le convenzioni da parte di  settori dell'amministrazione della  Difesa con singoli
           atenei al  fine  di un ottenimento della laurea (prima quadriennale, poi triennale)
           abbiano  potuto  soddisfare  le  legittime  aspirazioni  degli  uomini in  uniforme  e
           abbiano contribuito alla  diffusione (formale)  dell'istruzione universitaria anche
           nel mondo militare, da cui per un complesso di ragioni sociali e professionali era
           rimasta piuttosto estranea.  Dire però se  questo abbia contribuito ad un affina-
           mento  e  ad  una  specializzazione  effettiva  delle  conoscenze  da  parte  dell'dite
           militare, tramite la  sua applicazione a seri  e rigorosi  studi universitari, è invece
           ad  oggi alquanto complesso e incerto.
              Tutto è cambiato, quindi, in questi decenni? Le pressioni, le congiunture e gli
           attori sono stati  certamente diversi,  da fase  a  fase.  Si  potrebbe però osservare
           che alcune costanti sembrano essersi mantenute in questo settore dell'ammini-
           stt·azione militare. Un certo conservatorismo di fondo; la perdurante problema-
           ticità nel "formare i formatori", una difficoltà, questa, ammessa persino da alcu-
           ne storie ufficiali di  queste scuole militari; una certa volontà a trovare soluzioni
           all'interno  dell'istituzione  militare  prima,  piuttosto  che  risolversi  a collaborare




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