Page 246 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Nicola Labanca

           Fonti disponibili


              Ma la ricerca storica ha bisogno di documentazione. E purtroppo, nonostan-
           te l'importanza del tema, l'attuale disponibilità delle fonti limita molto la possi-
           bilità di svolgere una ricerca.
              Non  è  un  problema  nuovo,  a  proposito  di  storia  delle  Forze  Armate  nel
           periodo  della  Repubblica.  Nonostante che  in  altri  Paesi  occidentali sia  ormai
           invalsa  la  regola  archivistica  "dei  trent'anni",  che  prevede  che  dopo  un  tale
           periodo di  tempo vengano messi a disposizione degli studiosi ingenti quantita-
           tivi di documenti; nonostante che in molti dei paesi dell'Europa orientale, finito
           il  "socialismo  reale",  si  siano  aperti  (anche  sconsideratamente)  gli  archivi;  in
           Italia i ricercatori hanno a disposizione un materiale d'archivio quasi inesistente
           per lo studio della storia militare del periodo successivo al 1945. Troppo pochi
           fondi archivistici sono stati versati dagli Stati Maggiori e dai reparti agli Uffici
           storici di Forza Armata; assai poco di rilevante è arrivato a questi archivi storici
           o all'Archivio centrale dello Stato dai ministeri, dalle direzioni generali e da altri
           enti dell'amministrazione militare centrale. Le uniche serie ricerche archivistiche
           possibili sono quelle su fondi non italiani: Washington, Londra, Parigi, Bruxelles.
           Non sorprende quindi il fatto che, mentre in questi Paesi la ricerca storico-mili-
           tare a proposito del periodo del bipolarismo (o Guerra fredda) sta sviluppando-
           si, in Italia essa ristagna. Né stupisce che altrove i convegni scientifici su questo
           periodo fioriscano, in Italia essi siano radi e non di rado meno soddisfacenti.
              Il tutto, si  badi bene, non ha conseguenze solo  sul corso degli studi: anche
           dal punto di vista dell'istituzione militare questa mancanza di documentazione
           si  risolve  in  un  minor  numero  di  pubblicazioni  da  parte  degli  Uffici  storici,
           costretti a tornare solo su temi magari anche di qualche importanza storica, ma
           sempre più lontani dall'attualità e da una qualche ricaduta operativa. In ultima
           analisi,  se  non  invertita,  questa  tendenza  potrebbe  portare  in  linea  teorica
           all'asfissia degli Uffici storici all'interno dell'amministrazione militare, all'abdica-
           zione da una funzione da essi comunque svolta (la redazione di studi storici che
           abbiano valenze operative e che forniscano "ammaestramenti" per i reparti e per
           i loro comandanti) e, in un circolo vizioso, ad una progressiva e radicale dimi-
           nuzione della rilevanza di tali uffici agli occhi degli Stati maggiori.
              Ma, aggiungiamo, il punto non è solo di rilevanza per gli studi di storia mili-
           tare, scientifico-accademica o interna all'amministrazione. Il punto è più genera-
           le  e potrebbe essere  definito  di rilievo  costituzionale.  L'archivio  non è  solo  un
           deposito di carta vecchia e inutile. È una forma democratica della trasparenza di
           un'istituzione a fronte del controllo civile. È, più in generale, un presidio di demo-
           crazia. Se un'istituzione non "restituisce" le proprie carte alla società civile  (oltre




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