Page 332 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Massimo de Leonardis
nozioni tecniche bagaglio di un militare professionista. Proprio per questo
sarebbe opportuno che a futuri convegni della Commissione Italiana di Storia
Militare presso il Centro Alti Studi per la Difesa assistessero anche gli Ufficiali
che quest'ultimo frequentano.
Il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-1\tlilitari opera nel-
l'ambito accademico, dedicandosi soprattutto alla ricerca di base. La Società di
Storia Militare, autorevole associazione privata, raggruppa tutti i cultori della
materia non necessariamente operanti nelle Università o appartenenti alle Forze
Armate. Non vi è quindi il rischio di sovrapposizioni, ma anzi la possibilità di
una proficua collaborazione, dimostrata ad esempio dalla presenza prevista a
questo convegno, come relatori, dei presidenti degli altri due organismi, i pro-
fessori Labanca e Ilari (che non ha poi potuto intervenire).
La Commissione Italiana di Storia Militare aveva già varcato le colonne
d'Ercole del 1945 con i tre convegni della serie L'Italia del dopoguerra, spintisi fino
al 1956, con i convegni Le Forze Armate dalla scelta repubblicana alla partecipazione
atlantica, Missioni Militari italiane all'estero in tempo di pace (1946-1989) e Le Forze
Armate e la Nazione Italiana (1944-1989), dei quali tutti sono stati pubblicati gli
atti. Una prima importante novità del convegno di quest'anno, rispetto a quelli
precedenti, sembra essere la presenza tra i relatori di protagonisti delle vicende
militari del dopoguerra, che hanno parlato da studiosi e da testimoni. Mi riferi-
sco, innanzi tutto, all'onorevole Lagorio, ministro della Difesa dal 1980 al 1983.
Comprensibilmente egli presenta il suo periodo a capo del Dicastero come una
positiva "rivoluzione", un "new deal".z Seguendo già allora le vicende della poli-
tica militare, in effetti ricordo bene che la sua nomina, dopo una serie di mini-
stri non particolarmente incisivi, diede l'impressione di una svolta.
Più in generale, gli storici concordano che a cavallo tra anni Settanta ed
Ottanta la politica estera e di difesa italiana uscirono da un lungo periodo di gri-
giore e di crisi, riflesso anche della situazione politica interna. A metà degli anni
Sessanta il presunto tentativo di golpe del generale Giovanni de Lorenzo 3 aveva
alimentato sospetti della classe politica verso le Forze Armate, minandone il
ruolo a sostegno della diplomazia. L'instabilità politica e poi il terrorismo impe-
dirono all'Italia di essere un attore importante sulla scena internazionale, ren-
dendola anzi un oggetto di preoccupazione per il nostro principale alleato, gli
Stati Uniti. Il "compromesso storico" sancì l'accettazione della NATO da parte
del partito comunista, ma, com'era stato trent'anni prima per i governi cielleni-
sti,4 tolse evidentemente incisività alla politica estera italiana, le cui potenzialità
erano anche minate dall'inflazione, causata dalla politica economica e sociale del
governo, che cercò di parvi rimedio con <<Una serie di misure, di carattere finan-
ziario e valutario, eli diretta ispirazione europeo-orientale». 5
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