Page 336 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
P. 336

Massi111o  de Leonardis


           professar de Vergottini, alla cui dotta analisi giuridica non ho ovviamente nulla
           da aggiungere. Vorrei  però ricordare,  da  storico delle  relazioni internazionali e
           in  un'ottica  di  realismo,  un  certo  parallelismo  tra  il  problema  dello  «spirito
           democratico delle Forze Armate» e le ingenuità della nuova diplomazia wilsonia-
           na con la sua proposta di <mpen  co!Jentm!.r openfy arriPerl a/J),  peraltro subito disatte-
           sa già  alla  conferenza di  pace  di  Versailles.  La trasparenza della  politica  estera
           non si realizza attraverso impossibili, anzi dannosi, negoziati pubblici, ma attra-
           verso il  controllo degli  organi costituzionali sugli  accordi conclusi, questi sì  da
           rendere, quasi sempre, pubblici. La  formula corretta è quindi «accordi pubblici
           conclusi segretamente».l2
              Allo  stesso  modo,  come  scriveva  il  foglio  del  gruppo  di  combattimento
           Cremona  citato  da  Cuzzi,  «se  per  democratizzazione  dell'Esercito  s'intendesse
           sovvertire  l'ordine  e  la  disciplina,  fattori  essenziali  di  autorità  e  serietà  in  ogni
           organizzazione,  all'ordine  subentrerebbe  l'anarchia,  all'unione  il  dissolvimento
           rovinoso».  Le  Forze  Armate  non  possono  essere  "democratiche",  se  non  nel
           senso che esse  servono lo Stato democratico, rispettando il  ruolo eli  strumento
           del potere politico che in ogni forma eli  Stato e di governo correttamente strut-
           turata  è  ad  esse  riservato.  In  proposito voglio  ricordare  le  parole  del  generale
           Umberto  Nobile,  che  già  citai  in  un  precedente  convegno  della  Commissione
           Italiana eli  Storia Militare. Lo sfortunato trasvolatore del Polo Nord, eletto nelle
           liste del Partito comunista, osservò che «gli unici esempi di organizzazione demo-
           cratica quasi  perfetta erano  . . .  un  reggimento  di  soldati  e  un ordine religioso»
           entrambi fondati sulle «qualità superiori dell'animo umano», sostenne l'opportu-
           nità di sospendere i diritti politici durante il  servizio militare, altrimenti le caser-
           me si sarebbero trasformate «in un circolo di propaganda politica» e contestò che
           democratizzare  l'Esercito  significasse  «diminuire  la  severità del  regolamento  di
           disciplinro>, perché «la democrazia nell'Esercito non dipendeva dalla struttura dei
           rapporti gerarchici, ma dal carattere dello Stato. Così, malgrado il maggiore egua-
           litarismo  dell'Esercito  tedesco  rispetto  alla  severità  della  disciplina  sovietica,
           l'Esercito nazista non era democratico, mentre quello sovietico sì». 11
              Chi  scrive non è incline all'auto-celebrazione ed è  anzi convinto sostenitore
           dell'  unrlerstatement.  Sarebbe però ingeneroso verso gli  organizzatori non rilevare
           il raggiungimento degli obiettivi che il  convegno si  prefiggeva e il pieno adem-
           pimento dei  compiti istituzionali della  Commissione Italiana eli  Storia Militare
           che indicavo all'inizio e del quale la rapida pubblicazione degli Atti, anzi rapidis-
           sima a paragone delle  nostre prassi accademiche,  è  un'ulteriore  testimonianza.
       "   Se saranno coronati da successo gli sforzi della Commissione per risolvere i pro-
       c::
       o
       :~   blemi  istituzionali  e  organizzativi  che  ostacolano  la  ricerca  storica  di  base  sul
       E
       3   periodo oggetto eli questo convegno, il  successo sarà ancora maggiore.



                                   --  336
   331   332   333   334   335   336   337   338   339   340