Page 213 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda             213



             dei negoziati con l’FLN. Vennero effettivamente stabiliti dei contatti, in partico-
             lare nell’agosto del 1956 a Roma. Vi si definì il principio di un cessate il fuoco in
             cambio della costituzione di un governo provvisorio che includesse dei rappresen-
             tanti dell’FLN. Venne fissata una conferenza a Tunisi per il 22 ottobre 1956, che
             però non ebbe mai luogo, perché lo Stato Maggiore dell’Esercito francese decise
             di intercettare il DC3 marocchino che trasportava la delegazione algerina in Tuni-
             sia. L’operazione, condotta senza l’accordo del governo, riuscì perfettamente, ma
             fu un fallimento sul piano politico: quattro dei capi storici dell’FLN furono arre-
             stati (Ben Bella, Bouchiaf, Ait Ahmed, Kider), ma il re del Marocco, Mohammed
             V, elevò una protesta ufficiale, costringendo il Ministro della Difesa, Savary, a
             dimettersi. Guy Mollet non sconfessò l’operazione e l’influenza dell’FLN crebbe.
             A ciò si aggiunse il fallimento politico della spedizione di Suez, che Guy Mollet
             aveva incoraggiato con lo scopo di eliminare Nasser, uno dei più attivi sostenitori
             dell’FLN che, da allora in poi, rappresentò l’unica forza della resistenza. Molti
             ufficiali, demoralizzati dal fallimento della spedizione e che, in seguito, avreb-
             bero costituito i quadri dell’Organizzazione Armata Segreta (OAS), ritenevano i
             politici incapaci di contrastare i ribelli algerini. Furono loro, ed in particolare il
             Generale Salan, che, a partire dal 1956, si fecero carico dell’organizzazione della
             repressione. Va sottolineato, peraltro, che la Francia non si considerava in guerra,
             poiché l’Algeria era un territorio francese, contrariamente al Marocco e alla Tuni-
             sia, che erano stati solo dei protettorati. Infine, la Francia era isolata alle Nazioni
             Unite e l’instabilità politica in patria non faceva che complicare la situazione.
                Nel 1956, l’Algeria rappresentava ancora una questione di ordine relativamen-
             te secondario agli occhi dell’opinione pubblica, ma ben presto non fu più così;
             se una parte dell’opinione pubblica era indifferente, un’altra, quella i cui figli
             prestavano servizio nelle forze armate, provava una certa ostilità alla questione,
             ma, essendo le perdite umane ancora limitate, non vi era ancora un’opposizione
             generalizzata; il costo finanziario delle operazioni militari era ancora contenuto:
             rappresentava il 7% del budget dello Stato e il 2% del prodotto interno lordo
             (PIL); non c’era alcuna crisi economica all’orizzonte e si viveva sui successi dei
             “trenta gloriosi”: le preoccupazioni erano incentrate sul benessere materiale reso
             possibile dalla ricostruzione post-bellica. Gli unici effetti negativi erano collate-
             rali: l’allungamento della durata del servizio militare influiva sulla produzione (le
             perdite sono stimate a 120 miliardi di franchi all’anno, ovvero l’1,5% del PIL).
                Il governo di Guy Mollet fu rovesciato il 28 maggio 1957 e sostituito da quello
             di Bourgès-Maunoury, che dovette rassegnare le dimissioni il 30 settembre poiché
             il suo piano per l’Algeria fu respinto. Félix Gaillard divenne Presidente del Con-
             siglio il 7 novembre e presentò un nuovo piano per l’Algeria, che venne accettato
             in Francia, ma rifiutato dall’FLN. Quando l’aviazione francese, esercitando il suo
             diritto d’inseguimento, bombardò il villaggio tunisino di Sakiet, provocando la
             morte di diversi civili, il conflitto si internazionalizzò (8 febbraio 1958). Il Presi-
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