Page 212 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             semblea algerina (aprile 1948). Certo, i problemi restavano, in parte dovuti alla
             crescita, sproporzionata rispetto a quella della popolazione europea, della popo-
             lazione musulmana, che era considerata e trattata come una popolazione “di serie
             B”, senza possibilità di ricoprire posizioni di responsabilità politica. Il romanzo di
             Camus, lo straniero, illustra bene questa situazione: il musulmano ucciso dall’e-
             roe è solo un’ombra, un pretesto, ma non ha un’esistenza propria. Rivelatrici, in
             merito, le parole dello scrittore Jean Pélégri: «Dobbiamo considerare l’Algerino a
             partire dal momento in cui si è ribellato». Non è altro che un pretesto, in un mondo
             in cui l’Europeo ha tutti i poteri (ne lo straniero, quello giudiziario).
                L’insurrezione che iniziò nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1954
             mette fine irrimediabilmente ai quattro anni precedenti di pace, forse gli ultimi
             che il Paese conobbe nel XX secolo: 70 attentati in tutto il Paese, che si chiusero
             con il pesante bilancio di otto morti, quattro feriti, ingenti danni materiali, nonché
             la diffusione del manifesto del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN). A partire
             da questa data, si possono distinguere quattro fasi nello svolgimento del conflitto.
                La prima fase coincide con il mandato di Governatore Generale di soustelle.
             Pur essendo gollista, a nominarlo fu il socialista Mendès-France, il 25 gennaio
             1955, poco prima della caduta del suo governo (avvenuta il 6 febbraio 1955). La
             premessa da cui partiva soustelle era la totale appartenenza dell’Algeria alla Fran-
             cia, e quindi l’integrazione. Era contrario alla soluzione federalista caldeggiata da
             una parte della sinistra politica francese. In compenso, sosteneva il rispetto per
             l’originalità algerina: lingua e religione. Promosse, quindi, una politica fatta di
             dialogo e riforme. Purtroppo, non ebbe il tempo di portarle a termine e la presenza
             di 190.000 soldati francesi nel febbraio del 1956 (erano solo 80.000 nel gennaio
             1955) non bastò a venire a capo della ribellione, che poteva contare su una mi-
             gliore organizzazione, dopo la creazione dell’Esercito di Liberazione Nazionale
             (ALN - Armée de libération nationale), composto da 6000 uomini. Le sommosse
             e gli attacchi commessi il, 20 e 21 agosto 1955, contro edifici pubblici e contro la
             gendarmeria, segnarono la rottura tra la comunità europea e quella musulmana.
             Inoltre, il conflitto assunse una dimensione internazionale con il riconoscimento
             dell’FLN da parte dei Paesi cosiddetti non allineati e con i dibattiti dell’Assem-
             blea Generale delle Nazioni Unite. soustelle lasciò l’Algeria il 2 febbraio 1956.
                La seconda fase corrisponde all’incarico di Robert Lacoste come Governatore
             Generale d’Algeria. In Francia metropolitana regnava l’instabilità politica: a fine
             gennaio 1956 cadde il governo Faure; gli successe un governo guidato da Guy
             Mollet, che nominò Lacoste. Questi era un guerrafondaio che, forte dei poteri
             speciali che gli vennero conferiti, diede la priorità allo sforzo militare: nel luglio
             1957, in Algeria si contavano 400.000 soldati francesi, che arrivarono a 450.000
             nel dicembre dello stesso anno. Lacoste condusse una politica di controllo capilla-
             re del territorio, procedette ad un rimaneggiamento del comando militare e otten-
             ne qualche risultato. Contemporaneamente, il governo francese cercava di avviare
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