Page 216 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                Da questo punto in poi, gli eventi si susseguirono molto rapidamente e con
             estrema violenza. Il 21 aprile si svolse d Algeri il putsch dei generali, organizzato
             da Challe, Jouhaud, Salan e Zeller, con l’aiuto dei baschi verdi del 1° Reggimento
             straniero paracadutisti, che presero il controllo della città fin dalle 3 del mattino,
             ma non ricevettero rinforzi. Di questo putsch, de Gaulle dirà, sprezzante, “la cosa
             grave in tutta questa faccenda è che non è seria”. De Gaulle, peraltro, assunse tutti
             i poteri, in virtù dell’articolo 16 della Costituzione. Il putsch fallì, Challe si arrese
             il 15 aprile, ma l’OAS continuò la lotta; nei mesi successivi, non solo l’Algeria,
             ma anche la Francia metropolitana, sarebbero vissute al ritmo degli attentati: at-
             tentato contro de Gaulle il 9 settembre e massacri in Algeria.
                Nonostante tutto, i negoziati continuarono. L’ostacolo era rappresentato dal
             Sahara, dove si trovava il petrolio e dove la Francia intendeva condurre i suoi
             primi esperimenti nucleari. Il 19 marzo 1962 fu firmato un “cessate il fuoco”, con
             il quale l’FLN riconosceva il diritto prioritario delle società francesi di condurre
             attività di ricerca e sfruttamento di giacimenti petroliferi, attribuiva alla Francia
             una concessione di 15 anni per la sua base marittima di Mers-el-Kébir e concede-
             va agli Europei residenti in Algeria uno status che prevedeva la doppia nazionalità
             per una durata di tre anni. L’OAs proclamò lo sciopero generale per il 26 marzo;
             la manifestazione indetta in quell’occasione degenerò nel massacro di Rue d’Isly,
             che fece 46 morti e 200 feriti. La popolazione europea, dando ormai per inelutta-
             bile l’indipendenza dell’Algeria, iniziò un esodo di massa (ogni giorno lasciavano
             il Paese tra le 8.000 e le 10.000 persone), per cui l’OAS venne a trovarsi privata
             della sua base tradizionale e popolare. Il referendum dell’8 aprile 1962 diede al
             Presidente della Repubblica facoltà di concludere accordi con l’Algeria; gli accor-
             di furono firmati a giugno. Il 1° luglio un referendum in Algeria sancì l’indipen-
             denza (con il 91,2% di sì) che fu ufficialmente proclamata il 3 luglio.
                La colonizzazione dell’Algeria fu accompagnata, nel corso del XIX secolo, da
             una considerevole immigrazione di popolazioni provenienti dall’Europa del sud.
             Tra queste, una quota importante era rappresentata da Italiani: si contavano 1122
             Italiani nel 1831, 10852 nel 1861, 33693 nel 1881 e 36795 nel 1911. Costoro, per
             la maggior parte piemontesi e sardi, erano alla ricerca di migliori condizioni eco-
             nomiche. La legge del 1889 concesse a questi immigrati e ai loro figli a partire dal
             compimento del 21° anno di età la possibilità di acquisire la nazionalità francese,
             se lo desideravano; la maggior parte di loro usufruì di tale possibilità, cosicché tra
             il 1889 e il 1901 circa 48000 persone acquisirono la nazionalità francese e lo status
             di Europeo d’Algeria. Nel 1936, restavano circa 21000 Italiani non naturalizzati
             (29000 erano stati naturalizzati), che erano diventati 5959 nel 1948 e circa 10000
             nel 1954, quando scoppiò il conflitto. Si stima che nel 1945, del milione di Euro-
             pei residenti nel Paese (escludendo la popolazione di origine ebraica), i due terzi
             fossero figli di persone immigrate dal Sud della Spagna, dal Mezzogiorno d’Italia
             e da Malta. Benché perfettamente integrate –contrariamente a quanto avveniva in
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