Page 220 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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220 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
interna nella quale la popolazione civile covava un forte malcontento che, se non
affrontato, avrebbe potuto portare al completo disfacimento della legge e dell’or-
dine. Poiché nessuno dei due alleati voleva schierare altre truppe sul territorio ita-
liano solo per mantenere l’ordine pubblico, cosa che li avrebbe costretti a rivedere
i loro piani iniziali, si attivarono per ricostituire la struttura essenziale delle Forze
Armate e di polizia italiane. Questo modo di agire presentava inoltre il vantaggio
di sollevare il morale del Regno d’italia ed offrire al re e al maresciallo Badoglio
delle “buone notizie” da sfruttare come propaganda per raccogliere il popolo ita-
liano intorno a sé. Fu subito evidente che dovevano essere gli inglesi a provvedere
a questa parziale ricostruzione delle Forze Armate italiane. In Italia le forze sotto
il comando inglese erano le più numerose, e gli americani consideravano ancora
il teatro di guerra del Mediterraneo una responsabilità dell’Inghilterra; inoltre gli
Inglesi ci tenevano ad essere considerati i membri più importanti dell’ammini-
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strazione alleata in italia.
Quello di intraprendere un qualche tipo di ricostruzione, per non parlare di
ripristinare ed equipaggiare le Forze Armate e di polizia italiane, non era un com-
pito facile per Londra. Durante gli anni del Governo Nazionale di Coalizione in
tempo di guerra, Whitehall guardava all’Italia con un misto di emotività e reali-
smo. Per tutti gli anni ‘30 Benito Mussolini aveva rappresentato un fattore di
continuo disturbo per l’egemonia britannica nel Mediterraneo e, fin dagli anni
‘20, era stato incluso come presenza imprescindibile nei “worst case scenarios”
in caso di possibile scoppio di un conflitto. La sua decisione di allearsi con Hitler
contro la Gran Bretagna nel 1940 era sia prevedibile che inevitabile. Per gli inglesi
però, nonostante il notevole sforzo profuso ed il capitale politico investito, fino al
punto di aver sacrificato la carriera di alcuni loro rappresentanti, per neutralizzare
le banali e prevedibili scelte del Duce, questa mossa fu un vero e proprio shock.
La conseguenza fu che per molti a Whitehall, ed in special modo per Anthony
Eden, il Ministro degli Esteri inglese che si era dimesso dal suo incarico a causa
dell’avventura italiana nella Guerra Civile Spagnola, la capitolazione dell’Italia
fu un momento di trionfo. Eden non era solo. molti a Whitehall ritenevano che le
l’occupazione dell’italia fosse stata un trionfo per le Forze Armate britanniche. il
trionfalismo di Londra sarebbe scemato però molto rapidamente, poiché gli ame-
ricani non condividevano questo sentimento di vendetta verso l’Italia. Per loro,
5 A. Varsori, ‘L’atteggiamento britannico verso d’Italia, 1940-3: alle origini della politica
punitiva’, in A. Placanica, (ed.), 1944, Salerno, capitale istituzioni e società, (Napoli,
1985), pp. 137-59; G. Filippone-Thaulero, La Gran Bretagna e l’Italia dalla Conferenza di
Mosca a Potsdam, 1943-45, (Roma, 1979);

