Page 225 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda 225
fatto comportò ancora maggiore disorganizzazione. È importante notare, tuttavia,
che ciò che caratterizzava queste forze era che non fossero state concepite per
fronteggiare le esigenze di sicurezza del paese in tempo di pace. Le loro capacità
erano state stabilite dalle esigenze degli Alleati in tempo di guerra e durante l’oc-
cupazione.
La tipologia di forze di cui l’italia avrebbe avuto bisogno per proteggere la sta-
bilità interna e le esigenze legittime di difesa nel dopoguerra sarebbero diventate
una delle principali problematiche “di pace” per gli Alleati e avrebbero rispec-
chiato, in larga misura, le tensioni emergenti in seno alla grande alleanza. L’urgen-
za di risolvere le esigenze di sicurezza dell’Italia fu accelerata dalla popolarità del
PCi nel nord occupato e dalla richiesta di Togliatti di arruolare automaticamente
nell’Esercito le unità partigiane. Ciò fece temere agli Alleati che l’Italia potesse
subire un sovvertimento interno. Inoltre, la frattura italo-jugoslava relativa ai con-
fini nord-orientali dell’Italia aveva aumentato l’importanza strategica dell’Italia
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quale potenziale punto critico tra Est e Ovest. Fu dunque, deciso che qualsiasi
incorporazione avrebbe avuto luogo solo dopo che i partigiani fossero stati disar-
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mati, smobilitati e “passati al setaccio”. Nei giorni immediatamente successivi
alla Liberazione dell’Italia, gli eventi avevano mischiato le problematiche e le esi-
genze del Paese in materia di sicurezza interna ed esterna, a loro volta esacerbate
dalla guerra civile nella vicina Grecia. Il risultato fu che le minacce alla sicurezza,
interna ed esterna, dell’Italia furono quindi valutate dai britannici e dagli ameri-
cani come un sottoprodotto di una campagna di logoramento contro l’Occidente
orchestrata dall’Unione Sovietica, piuttosto che come due distinti problemi orga-
20 TNA/FO371/72619/R3083/3083/92, telegram, no. 423, Sir Victor Mallet, the British
Ambassador, Rome to FO, 6-3-1948; ibid., R4617/3038/92, telegram, no. 349, Sir Charles
B.P. Peake, the British Ambassador in Belgrade to FO, 12-4-1948; TNA/FO371/60564/
ZM3164/35/22, minutes by Ross, 24-9-1946, Warner, 21-9-1946 and Hankey, 20-9-1946;
TNA/FO371/60708/2064/1344/22, telegram, no. 906, Clutton to FO, 18-6-1946; TNA/
FO371/72482/R380/44/70, despatch, no. 1, ‘Annual Report on Trieste’, G. Sullivan,
political advisor, Trieste, to Bevin, 1-1-1948; Harris, Military Administratio’, pp. 340-1;
R. G. Rabel, Between East and West:Trieste, the United States and the Cold War, 1941-45,
(Durham, NC, 1988), pp. 5-7; B. C. Novak, Trieste, 1941-54: The Ethnic, Political and
Ideological Struggle, (Chicago, 1970), pp. 90-1,198 and 240-471.
21 TNA/FO371/43335/N2883/183/38, memorandum, PHP(43)1(O), 24-4-1944;WO
204/2794, letter, MMIA to Ministry of War, 16-5-1945; TNA/WO204/2797, SAC(P)
(44)161, 7-12-1944; Arcidiacono, pp. 239-266; D. W. Ellwood, ‘Al tramonto dell’ impero
britannico: Italia e Balkani nella srategia inglese, 1942-1946’, Italia Contemporanea, Vol.
XXXI, 1979, pp. 73-92, pp. 75-92.

