Page 217 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda 217
Tunisia- queste popolazioni conservavano comunque le loro tradizioni nazionali,
come dimostrato da varie testimonianze. Ad esempio, il controllo esercitato dalle
famiglie sulle ragazze restava molto forte: racconta una giovane italiana che suo
padre non la perdeva mai di vista durante le feste del villaggio! Gli Italiani par-
lavano per metà francese e per metà italiano, un italiano soprannominato talvolta
“pataouète” dagli Europei di origine francese. I matrimoni misti avvenivano solo
tra Europei, mai con i musulmani.
Dal punto di vista geografico, la popolazione italiana si trovava essenzialmente
nelle città costiere della regione di Costantina (Bône, Philippeville, ovvero circa il
65% della popolazione di origine italiana) e nei dintorni di Algeri (il 10% circa).
Gi altri Italiani erano disseminati in piccole comunità che vivevano di agricoltura
e artigianato. Dal punto di vista socio-professionale, il 22% circa della popola-
zione di origine italiana apparteneva ad una borghesia urbana più o meno agiata,
che lavorava nel commercio, nell’industria, o esercitava una libera professione. Il
resto della popolazione era a capo di piccole e medie imprese (officine, imprese
edili) oppure viveva di pesca o di agricoltura; una minoranza, di origine ebraica,
esercitava attività nel settore commerciale o in quello bancario.
Gli Italiani occupavano un posto ben preciso all’interno di una società for-
temente gerarchizzata: in cima alla piramide si trovavano gli Europei di origine
francese; più giù, vi erano quelli di origine italiana, spagnola o maltese, sopran-
nominati “i neo-francesi”, o “i 50%”, a cui apparteneva, ad esempio, la madre di
Camus, che era di origine spagnola; seguiva la popolazione di origine ebraica,
mentre i gradini più bassi della scala sociale erano occupati dai Cabili, poi dagli
Arabi e dai neri del Sahara. Sul piano politico, molti membri del partito comunista
erano di origine italiana o spagnola.
La popolazione europea lasciò in massa l’Algeria a partire dal marzo del 1962.
Nel 1961 si contavano un milione di Europei; ne restavano 500000 il 1° luglio del
1962 e 300000 il 30 settembre. Le nazionalizzazioni che iniziarono alla fine del
1962 provocarono nuove partenze, 120000 tra il mese di marzo e quello di ottobre
del 1963. Si stima che alla fine degli anni ’60 solo 616 Europei, di cui 506 di ori-
gine francese, avessero optato per la nazionalità algerina e che alla fine degli anni
’80 restassero in Algeria 30000 coloni. Alcuni Europei erano tornati: si trattava di
missionari, insegnanti o membri di organizzazioni non governative (ONG); veni-
vano soprannominati “piedi rossi”.
Come avvenne per gli altri Europei, la popolazione di origine italiana perse i
propri beni con la proclamazione dell’indipendenza e le nazionalizzazioni che ne
seguirono. In compenso, l’Italia trasse vantaggio (come peraltro la Repubblica
Federale tedesca e gli Stati Uniti) dalla fine del monopolio coloniale della Fran-
cia; nel 1965, l’Algeria ruppe gli accordi di Evian che garantivano i diritti delle
società francesi in materia di sfruttamento degli idrocarburi. L’ente tecnico che si
occupava della promozione delle risorse del sottosuolo del sahara franco-algerino

