Page 278 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
P. 278
278 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
“l’unico mezzo per uscire vittoriosi da un eventuale conflitto diretto con l’Urss,
ma anche come una possibilità per evitare che il conflitto avesse effettivamente
luogo”; per questo motivo, stante il vantaggio occidentale in quanto a dotazione
di armi convenzionali (la parità atomica Usa-Urss era stata raggiunta nell’agosto
49), era necessario fare al più presto tutti gli sforzi necessari per consolidare la
superiorità militare del blocco atlantico.
Con questo sfondo sembravano ormai maturi i tempi per una missione di De
Gasperi e Sforza a Londra, ancora una volta toccò agli ambasciatori Gallarati
scotti e mallet convincere i recalcitranti capi di Governo. Nel corso degli Anglo-
italian talks, che ebbero luogo dal 12 al 13 marzo del ’51, furono affrontate le
note questioni aperte per l’Italia, quella di Trieste, quella della situazione dei no-
stri connazionali nelle ex-colonie e più in generale quella dell’adesione dell’Italia
all’Onu e, in tutte, il Governo inglese si limitò ad una generica comprensione
delle istanze italiane. Risultati più concreti, nell’ambito degli anglo-italian talks,
furono raggiunti, invece, nel corso dei colloqui pomeridiani, durante i quali fu
evidenziato, in un clima piuttosto franco, come la cooperazione tra i due Paesi,
in vista del riarmo, fosse indispensabile: le esigenze dell’industria inglese (che
avevano anche causato dei ritardi nelle consegne dei radar per la difesa anti-aerea
all’Italia) rendevano necessario affidare al nostro Paese importanti commesse per
la costruzione di veicoli militari come gli aerei Vampire e Venom di cui l’industria
italiana (la Alenia e la Fiat) aveva già ottenuto le licenze.
Dopo la missione italiana a Londra, non si registrò un repentino miglioramento
delle relazioni tra i due Paesi, gli screzi sulle questioni aperte continuarono, riap-
parvero irritazione e risentimento (come sul non intervento inglese sul futuro di
Trieste, o il tentativo di intromissione dell’Italia nel contenzioso anglo-egiziano).
Intanto, proprio dagli ambienti militari giungevano i feedback più positivi sui
talks. Il 22 marzo, infatti, durante un ricevimento tenuto dal Capo Servizio Infor-
mazioni dell’Esercito britannico a Chelsea, il nostro addetto militare, Melchiorre
Jannelli, aveva modo di raccogliere giudizi soddisfatti sulla recente missione, da
parte inglese, e invidia per la posizione raggiunta dall’Italia nell’ambito dell’Alle-
8
anza Atlantica, dagli addetti di altri Paesi in particolare del Medio Oriente .
Non sfuggiva ai militari l’importante valore strategico dato dalla collabora-
zione dell’industria militare italiana, non solo nello sforzo del riarmo inglese ma
soprattutto per le forniture necessarie ai piani di riarmo dei Paesi del mediterraneo
e del Medio Oriente, in particolare dell’Egitto, che le industrie inglesi non erano
assolutamente in grado di soddisfare. La possibilità della cooperazione militare
con l’Egitto (specialmente la fornitura di aerei da caccia), mediata e favorita dal
Regno Unito, risultava particolarmente importante per il nostro Paese che aveva
8 ASMAE, Fondo Ambasciata di Londra, b. 6, Ufficio dell’addetto militare, Londra 29 marzo
1951.

