Page 275 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda             275



             delle relazioni italo-inglesi, andavano in questo senso.
                il cammino però sarebbe stato ancora lungo.
                Già nel gennaio 1948, l’eccidio di Mogadiscio, in cui trovarono la morte 55
             italiani, fu l’occasione che fece riesplodere la propaganda italiana anti-inglese.
             L’Amministrazione militare Britannica venne considerata debole se non addirit-
             tura complice del massacro, e non furono risparmiate critiche neppure da parte del
             Governo di Londra, ormai disposto a rinunciare alle ambizioni sulla creazione di
             una “Grande Somalia” parte della sfera d’influenza inglese nel Corno d’Africa .
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             Non si trattò, in questo caso, di un ripensamento del peso internazionale dell’Ita-
             lia ma della considerazione di non fornire munizioni alla propaganda comunista
             antioccidentale alla vigilia delle importanti elezioni politiche del 18 aprile. Infatti,
             il Regno Unito ignorò ripetutamente le abituali richieste italiane di revisione del
             Trattato di pace.
                Dagli scambi di note tra il Foreign Office e l’ambasciatore inglese, in merito
             all’adesione italiana al Patto di Bruxelles, trapelava un poco velato disprezzo per
             il tentativo del Governo di De Gasperi, considerato dai laburisti, peraltro, cleri-
             cale, conservatore e poco propenso ad effettuare le riforme sociali, di barattare
             la suddetta adesione con la revisione del Trattato di Pace, per giunta in un clima
             percepito come emergenziale in seguito al colpo di Stato in Cecoslovacchia, del
             febbraio 1948, che rendeva l’espansionismo sovietico realistico e sempre più mi-
             naccioso.
                Ad ogni modo, un mese prima delle elezioni, De Gasperi non accettò l’offerta
             di entrare a far parte della neonata organizzazione di difesa collettiva.
                Il risentimento inglese per questo rifiuto ebbe modo di manifestarsi durante i
             negoziati per la creazione di un altro strumento di difesa collettiva, stavolta più
             manifestamente in funzione anti-sovietica: il Patto Atlantico; infatti, si proponeva
             per l’Italia “un ingresso differito”.
                La partecipazione del nostro Paese era, per il governo inglese, più un “onere”
             che un “vantaggio”, l’Italia avrebbe dovuto far parte, invece, di un sotto-sistema
             di serie B mediterraneo-mediorientale insieme a Grecia, Turchia e Iran. In seguito,
             per il nostro ingresso come fondatori nel Patto Atlantico, saranno invece determi-
             nanti il contributo francese e poi quello statunitense.
                Con l’adesione al Patto Atlantico, l’Italia diede una forte spinta al processo di
             recupero della piena soggettività internazionale e si ancorò saldamente al blocco
             occidentale. De Gasperi e Sforza cercarono di tradurre subito questo successo
             diplomatico in qualcosa di concreto inerente alle rivendicazioni coloniali. Il com-
             promesso Bevin-Sforza, da portare all’assemblea delle Nazioni Unite, avrebbe
             dovuto soddisfare, anche se in parte, le nostre istanze relative alla questione delle


             2  A. Varsori (a cura di), La politica estera italiana nel secondo dopoguerra, Milano, 1993,
                pp. 222-223.
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