Page 273 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda 273
dovuto condurre a un’analisi dell’accordo “nel suo complesso, più che […] ad una
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disamina critica dei vari articoli” . Anche il Capo di stato maggiore dell’Esercito
intervenne più volte nel corso della discussione in appoggio alle valutazioni svol-
te in precedenza cosicché il giudizio positivo sulla Comunità Europea di Difesa
venne approvato all’unanimità.
La mancanza di accenti critici e la condivisione senza eccezioni del parere
favorevole all’istituzione dell’esercito europeo appaiono piuttosto sorprendenti se
paragonati all’insoddisfazione con la quale i militari avevano seguito gli sviluppi
dei negoziati di Parigi. Tuttavia occorre considerare che la chiusura della trat-
tativa e la necessità di non esporsi di fronte a scelte che ricadevano nell’ambito
della politica estera erano elementi che spingevano a un atteggiamento prudente,
consistente nello spostare le energie verso la fase di applicazione senza per questo
rinunciare al perseguimento di determinati obiettivi. Si assistette così alla trasfor-
mazione delle modalità di azione dei vertici militari non più mirata a condizionare
le scelte del governo con cui si mostrava di concordare, bensì volta a influenzare
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direttamente i risultati del negoziato anche a costo di palesi contraddizioni e di
duri confronti con i rappresentanti del Governo . Tutto ciò avvenne sempre però
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nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali e nella consapevolezza, mai messa da
parte dai vertici militari anche nei momenti di maggiore frizione, di rappresentare
un apparato dello Stato comunque subordinato alle direttive del Governo.
53 AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 1, E, riunione del Consiglio
Superiore delle FF.AA., Roma, 15 luglio 1952.
54 Nel corso della riunione il presidente aveva accennato al fatto che “non era impossibile
trovare nell’applicazione il modo per attenuare le decisioni che appaiono le più sfavorevoli
alle nostre FF.AA.”.
55 Sotto questo profilo, la successiva vicenda della sostituzione a capo della delegazione
militare del generale Mancinelli, il quale già nelle ultime settimane del ’51 aveva cominciato
a rendere esplicito il proprio favore per l’esercito comune, e l’elaborazione da parte dello
stato maggiore della Difesa di direttive che sconfessavano le decisioni prese alla vigilia
della firma del trattato confermavano l’intenzione di correre tutti i rischi pur di rinviare
l’approvazione della CED.

