Page 276 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             colonie prefasciste. Quello che allora apparve come un tremendo smacco, e cioè il
             respingimento del compromesso Bevin-sforza da parte dell’Assemblea dell’Onu
             per un sol voto, finì poi per rappresentare il momento a partire dal quale, l’Ita-
             lia riuscì, questa volta con successo, attraverso la ricostruzione di una “verginità
             coloniale”, ad avere la possibilità praticare nel Mediterraneo la sua ‘diplomazia
             dell’amicizia’ e raggiungere in pochissimi anni proficue e collaborative relazioni
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             con i Paesi arabi della sponda sud del mediterraneo .
                Le scelte politiche che sarebbero seguite alla partecipazione al Patto Atlantico,
             prima fra tutte l’impegno al riarmo, avevano necessità di una solida base parla-
             mentare, che solo il perseguimento di una politica europeista come contraltare
             necessario a quella atlantista avrebbe potuto garantire. Con l’adesione al piano
             schuman e al piano Pleven se da un lato l’italia consolidava le relazioni con la
             Francia, dall’altro contribuiva ad allontanare sempre più dal Vecchio Continente
             il Regno Unito, il cui Governo laburista uscito con una flebile maggioranza dalle
             elezioni del ’50, era preoccupato più di concentrare l’attenzione e gli sforzi sulla
             ‘special relationship’ con gli Stati Uniti e con il Commonwealth.
                Mentre i due Governi si rassegnavano a considerare gli strappi come difficil-
             mente ricucibili, almeno nel breve periodo, e relativizzavano l’importanza della
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             reciproca convenienza ad una amichevole cooperazione , negli ambienti diplo-
             matici e in quelli militari, invece, il clima era decisamente più disteso ed anzi si
             lavorava costantemente per far sì che le valutazioni economico-strategiche, che
             avrebbero dovuto portare alla sincera collaborazione in campo militare e com-
             merciale, prevalessero sui sospetti e gli stereotipi che ancora permeavano i giudizi
             politici di entrambe le parti.
                Già si è accennato alla buona predisposizione degli ambasciatori a Londra e a
             Roma ad adoperarsi per migliorare i reciproci rapporti; e può apparire singolare
             il fatto che proprio negli ambienti militari, che si erano duramente confrontati
             durante la Seconda guerra mondiale, cominciava a spezzarsi la catena del rancore
             che ancora stringeva le rispettive classi politiche e l’opinione pubblica dei due
             Paesi. D’altronde, il solo ambito in cui Regno Unito e Italia avevano l’opportunità
             di lavorare insieme era quello della Nato .
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                Sul primo fronte lavorava, dunque, l’ambasciatore Gallarati Scotti per ottenere
             il pieno supporto del minister of supply (il ministero britannico dei rifornimen-
             ti) per la realizzazione “della più importante cooperazione economica tra Italia




             3  La diplomazia dell’amicizia come originale modello di relazioni italo-mediterranee è stato
                individuato in M. Pizzigallo, La diplomazia dell’amicizia. Italia e Arabia Saudita. 1932-
                1942, Napoli, 2000.
             4  A. Varsori, pp. 229-232.
             5  A.Varsori, p. 233.
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