Page 271 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda             271



             sostegno alla CED e, dall’altro lato, contemplava un più realistico tentativo di ral-
             lentare i tempi di applicazione del trattato nell’ambito di una collaborazione con la
             controparte politica che non poteva prescindere dagli orientamenti del governo. in
             questo senso i condizionamenti derivanti da un rapporto istituzionale subordinato
             obbligarono i vertici militari a fare apparentemente propri alcuni principi che, a
             volte perfino in contemporanea, erano impegnati a rigettare. Quasi illuminanti
             sotto questo profilo, risultano i brevi punti annotati da Marras per Pacciardi alla
             vigilia della conferenza dei Ministri della Difesa alla quale il generale dovette
             rinunciare per motivi di salute. il capo di stato maggiore della Difesa accettava
             l’adesione all’esercito europeo “su linee molto larghe, sufficienti perché si pos-
             sano iniziare le operazioni del riarmo tedesco”, ma soprattutto accoglieva l’idea
             cardine della politica degasperiana relativa alla federazione:

                      “2°- È essenziale per l’italia che si addivenga a una forma di federazione
                   europea, per dare all’esercito europeo l’indispensabile base politica e un
                   contenuto spirituale.
                      3°- Occorre perciò rivedere in modo sicuro federazione ed esercito, an-
                   che perché esistono innegabili tendenze a sottrarsi a impegni politici del
                   genere”.

                L’accenno alla propensione dei governi a ritrarsi dagli obblighi contratti quan-
             do si trattava  di potenziare  legami  sopranazionali  era  sfruttata  da  marras per
             giustificare la richiesta di accordi provvisori “rinviando gli impegni definitivi a
             quando la federazione [sarebbe stata] una cosa sicura”. La provvisorietà andava
             interpretata nel senso che mentre si approntavano le unità tedesche (18 mesi circa)
             si sarebbe predisposta anche la struttura generale “senza peraltro addivenire a un
             rimaneggiamento generale”, intendendo con ciò l’inopportunità di versare truppe
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             nell’esercito europeo “prima che [fossero] pronte le prime unità tedesche” . sta-
             bilendo un nesso tra messa in opera della federazione e fusione completa degli
             eserciti Marras otteneva lo scopo di legare il destino della comunità politica a
             quello della comunità militare ricavando in aggiunta uno slittamento dei tempi
             di attuazione in linea con un orientamento condiviso dalle più alte cariche delle
             Forze Armate .
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             50  AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 2, C, Marras per ministro della
                Difesa, Roma, 27 dicembre 1951.
             51  Tre giorni prima Cappa aveva scritto a  marras affermando di approvare l’idea
                dell’Assemblea costituente come premessa per la realizzazione della comunità politica. Il
                capo di stato maggiore dell’Esercito sottolineò l’esigenza di fare in modo che la federazione
                precedesse la comunità militare e di “cautelarsi sostenendo la necessità della gradualità,
                cioè del passaggio per una fase sperimentale (riferita a pochissimi semplici aspetti) poi alla
                transitorietà ed infine alla fase definitiva […]” [AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa
                (C.E.D.), b. 2, D, “Conferenza di Parigi-Sviluppo della Conferenza dal 1° gennaio 1952”,
                Cappa per SMD 2° reparto-3 sezione, Roma, 17 gennaio 1952].
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