Page 267 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda 267
territori d’oltremare, ciò lo si doveva alla
convinzione che il Comando territoriale
nazionale costituisse l’“unica […] garan-
zia, in caso di avvenimenti sfavorevoli, per
la tutela degli interessi [italiani] e per con-
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trollare la situazione interna” .
Viceversa, su ben altro piano, si svol-
geva l’azione del governo oramai deciso a
concretizzare la svolta federalista di otto-
bre. in un certo senso il famoso discorso
tenuto da De Gasperi di fronte all’Assem-
blea del Consiglio d’Europa il 10 dicembre
1951, rappresentò la conferma della totale
subordinazione dei risvolti militari agli
obiettivi politici elaborati nel corso dell’e-
state . E tuttavia il tema della scarsa consi- Giuseppe Mancinelli
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derazione nella quale erano tenute le valu-
tazioni dei militari divenne nelle settimane successive un nuovo motivo di frizione
destinato a pesare negativamente sui rapporti. Non è difficile immaginare che i
a
42 ivi, Cappa per SMD 2° reparto-3 sezione, Roma, 17 gennaio 1952.
43 “Le forze armate sono anche un corpo morale fra i più elevati della nazione, la scuola delle
più alte virtù militari e civili. Le loro bandiere rammentano le glorie del passato e sono
impegno dei sacrifici dell’avvenire. Se noi chiamiamo le forze armate dei diversi paesi a
fondersi insieme in un organismo permanente e costituzionale e, se occorre, a difendere una
patria più vasta, bisogna che questa patria sia visibile, solida e viva […]” (in: ASDMAE,
DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b. 4, fasc. 11, pos. 13-C, dicembre, discorso di De
Gasperi all’Assemblea del Consiglio d’Europa, 10 dicembre 1951). Conseguentemente
a questa impostazione, tutti i successivi nodi in sospeso vennero ricondotti da De Gasperi
alla necessità di prevedere una democratizzazione in senso federale della Comunità.
Quando, nella seduta pomeridiana, venne discusso il problema dei poteri del commissario,
il presidente del Consiglio lo collegò ancora una volta agli sviluppi in senso federale della
Comunità: “Se si trasferisce tutto l’esercito a un potere europeo, bisogna che i Parlamenti
e i popoli sappiano in che maniera questo potere sarà organizzato, come gestirà le sue
attribuzioni e come sarà controllato. È per questo che considera la presenza di una Assemblea
europea come essenziale […]”, (ASDMAE, DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b. 9, fasc.
11, “Esercito Europeo CED 1952, P.A. 40”, verbale della riunione dei ministri degli Esteri,
Parigi, 11 dicembre 1951). Anche nell’incontro fra i ministri degli Esteri del 27 dicembre,
De Gasperi tornò a insistere sul legame tra fusione delle forze armate e realizzazione di
una Assemblea rappresentativa: “[…] ma credete veramente […] che si possa arrivare a
un esercito comune – non dico a un esercito di coalizione – senza avere almeno la facciata
di una Assemblea?” [AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 2, A, verbale
della riunione della conferenza dei ministri degli Esteri, Parigi, 27 dicembre 1951].

