Page 262 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             niera tale che, considerate le specifiche caratteristiche orografiche di questo setto-
             re operativo, la maggioranza di esse sarebbe stata composta, anche solo in fase di
             disposizioni transitorie, da truppe italiane.
                Nell’esame particolareggiato del rapporto, si era inoltre trascurato di porre “nel
             risalto dovuto i rapporti tra Esercito europeo e NATO” e “i riflessi operativi ne-
             gativi della sanzione data all’esistenza di tre eserciti distinti, europeo, inglese, e
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             americano” . I problemi legati all’attuazione della fase transitoria erano “visti
             solo dal punto di vista organizzativo, di dipendenza, psicologico” senza “una vi-
             sione dei riflessi costituzionali”, mentre nel caso dell’analisi dei dettagli relativi
             all’organizzazione interna, al funzionamento delle istituzioni e alle questioni fi-
             nanziarie il documento sembrava “esorbitare da un esame del problema sotto il
             punto di vista militare”. Anche il rigetto dell’immediata adozione di una dottrina
             unificata europea a vantaggio del mantenimento della dottrina tattica italiana che
             era già stata assimilata dai quadri, “non sembra[va] argomento valido […] es-
             sendo noto che l’EE dovrebbe essere inquadrato da ufficiali formati nelle Scuole
             Europee”. Infine, la posizione negativa assunta per la iniziale duplice dipendenza
             (europea e nazionale) nell’organizzazione della forza europea appariva “contrad-
             dittoria […] essendosi posto come motivo di conclusione della lettera in questione
             l’argomento dell’azione che il governo potrebbe svolgere per limitare l’entità del
             contingente iniziale italiano che deve essere posto alle dipendenze della organiz-
             zazione di difesa europea” .
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                Il giorno successivo, la Commissione militare iniziò i suoi lavori con il compi-
             to di formulare un giudizio sul Rapporto provvisorio che avrebbe dovuto ricom-
             porre le differenze emerse nel dibattito interno alle strutture militari. Al termine
             dei lavori il Capo di stato maggiore della Difesa inviò al ministro della Difesa il
             rapporto con le conclusioni concordate dai massimi vertici delle FF.AA. sulla base
             dell’esame del Rapporto provvisorio. Nelle considerazioni generali introduttive
             la creazione di una comunità politica e giuridica europea veniva ritenuta “una
             meta cui gli Stati europei dovevano tendere”. Ciò nonostante, la inversione dei
             termini che si sarebbe verificata con l’organizzazione di un esercito comune prima
             dell’istituzione di una comunità politica appariva “fonte di inconvenienti di natura
             politica, militare, giuridica e finanziaria” e, dunque, “nociva” ai fini del raggiungi-
             mento del traguardo finale. L’opera compiuta dalla Conferenza di Parigi avrebbe
             rivelato la sua utilità soprattutto nel momento in cui, creata la comunità politica,
             fosse stato possibile passare alla difesa comune. Nell’attesa, si sarebbero potuti



             33  Quest’ultima osservazione non era però condivisa dal segretario generale il quale annotò a
                margine che “la visione unitaria non ne sarebbe [stata] compromessa”.
             34  AUSSME,  L  5,  Comunità  Europea  Difesa  (C.E.D.),  b.  1,  B,  promemoria  dell’ufficio
                segretario generale del Ministero della Difesa-Esercito per il segretario generale, Roma,
                4 settembre 1951.
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