Page 259 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda             259



             te alle primitive impressioni, la questione sarebbe potuta sboccare in una soluzio-
             ne che comporti non soltanto la nostra partecipazione più o meno simbolica con
             qualche unità, ma la fusione totale – o quasi -  delle forze terrestri e aeree tattiche
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             con quelle degli altri Paesi partecipanti” . Le parole utilizzate dal Capo di stato
             Maggiore della Difesa riflettevano ancora una vota la preoccupazione, mista a un
             certo stupore, con cui una parte delle autorità militari seguiva i recenti sviluppi
             dei negoziati.
                Non sorprende pertanto che uno studio preparato in quegli stessi giorni dall’uf-
             ficio del Segretario Generale del Ministero della Difesa-Esercito in vista della
             prima riunione della Commissione militare fissata per il 1° settembre fosse ca-
             ratterizzato da un atteggiamento di netta chiusura che contrastava con lo spirito
             che animava i lavori di Parigi. Il documento, composto da una prima sezione de-
             dicata a considerazioni di carattere generale e da una seconda contenente l’esame
             dettagliato dei vari capitoli del Rapporto provvisorio, nasceva dal proposito di
             fornire alla Commissione Militare una traccia preventiva sulla base della quale
             orientare i lavori. Al di là di questo aspetto, che in mancanza di adeguati riscontri
             documentari autorizza solo una cauta ipotesi circa il tentativo di alcuni settori del
             Ministero della Difesa-Esercito di “indirizzare” il parere della istituenda Commis-
             sione militare, il documento ebbe il merito di aprire un dibattito interno dal quale
             emerse un’articolata gamma di posizioni più o meno in linea con la rotta stabilita
             dal governo.
                In via preliminare, lo studio stigmatizzava il fatto che la realizzazione di un
             esercito europeo “prima della creazione delle premesse politiche nella loro veste
             completa (Federazione)” si sarebbe rivelata “dannosa agli interessi nazionali e
             militari in particolare”. Come veniva precisato nella seconda parte del documento,
             l’idea di una Comunità europea sarebbe risultata “di più difficile assimilazione se
             essa si fosse dovuta attuare solamente per alcuni settori di interesse (caso attuale:
             quello militare) specie se non coincidente con quelli più appariscenti e scottanti di
             attualità, che più degli altri pesano sulla vita degli italiani (v. problema sociale e
             del lavoro)”. Sul piano tecnico, il comprensibile desiderio dell’Italia di accelerare
             il riarmo tedesco, superando gli ostacoli frapposti dalla Francia, non poteva giusti-
             ficare un drastica riduzione dell’efficienza delle Forze Armate nazionali “le quali
             costituivano, nel loro complesso, un blocco omogeneo spiritualmente e material-
             mente, di notevole capacità operativa”; tanto più che “il momento internazionale e
             la preparazione intensa che veniva attuata sul piano militare dai Paesi d’oltre cor-
             tina consigliavano di andare molto cauti in esperimenti di dubbia riuscita e di con-
             solidare, invece, le grandi unità che si hanno, e provvedere, secondo i progetti già
             stabiliti, alla progressiva costituzione di altre forze previste dagli impegni atlanti-


             29  AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 1, B, Marras per SME e SMA,
                Roma, 9 agosto 1951.
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