Page 258 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             fossero stati collegati agli sviluppi dell’esercito comune.
                Ben sapendo che la scelta di fondo esulava dai propri compiti, ma giudicando
             negativamente le implicazioni derivanti dall’accettazione del modello di integra-
             zione proposto dal Rapporto provvisorio, lo Stato Maggiore dell’Esercito si im-
             pegnò per sbarrare la strada al progetto francese attraverso una serie di modiche
             e emendamenti concepiti in maniera tale da non incorrere nel rischio di assumere
             un orientamento troppo anti-europeista. Come evidenziava Cappa nelle note auto-
             grafe, la situazione rendeva improrogabile la presentazione di un controprogetto o
             almeno di una lunga nota di osservazioni e controproposte:
                      “Altrimenti  non  usciremo  dall’equivoco  ed  il  progetto  «camminerà»
                   […]. Nella premessa potremmo affermare solennemente che è una soluzio-
                   ne ideale ma… (ripeteremo i motivi addotti a Washington dagli UsA e da
                   noi allorché si iniziarono le discussioni sul riarmo tedesco)”
                Il giorno successivo, l’Ufficio Operazioni faceva proprio il suggerimento sot-
             tolineando l’indispensabilità del passo “per fermare o quanto meno intralciare
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             l’attuazione di questo progetto di pura marca francese” , confermando così la
             freddezza con la quale ampi settori dello Stato Maggiore dell’Esercito avevano
             accolto la bozza approvata dalla conferenza.
                In realtà, sebbene indicativi delle forti perplessità suscitate fin dall’inizio dal
             Rapporto provvisorio i due documenti non potevano ancora ritenersi lo specchio
             della posizione ufficiale dello Stato Maggiore dell’Esercito e tanto meno delle
             Forze Armate nel loro complesso. Mancava infatti qualsiasi valutazione da parte
             degli altri Stati Maggiori interessati, nonché la formulazione di un giudizio uni-
             co che coinvolgesse le Forze Armate nella loro totalità. Proprio a questo scopo
             nei primi giorni di agosto venne creata una Commissione militare composta dai
             Capi di Stato Maggiore dell’Esercito e dell’Aeronautica, dal Segretario Generale
             dell’Esercito, dal Presidente del Consiglio Superiore delle FF.AA. e presieduta
             dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, con l’incarico di studiare il Rapporto
             e di redigere una relazione da sottoporre all’attenzione del ministro della Difesa.
                Nell’informare lo stato maggiore dell’Esercito e dell’Aeronautica della no-
             mina della commissione, Marras sollecitò un primo parere sul progetto licenziato
             dalla conferenza accompagnando la richiesta con l’avvertenza che “contrariamen-



             28  AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 6, N, appunto dell’Ufficio operazioni
                dello  SME,  Roma,  14  agosto  1951. A  differenza  di  quanto  prospettato  nel  documento
                precedente, l’Ufficio Operazioni tornò sull’eventualità di escludere una parte delle forze
                nazionali dall’esercito europeo. Nel caso in cui il governo avesse deciso di aderire fin
                da subito al piano francese si consigliava  di stabilire, come massima concessione, che il
                quadro europeo venisse “limitato alle forze già messe a disposizione di SHAPE (e quelle
                che verranno messe successivamente), beninteso considerando la divisione come la più
                piccola unità integrabile nell’Esercito europeo”.
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