Page 256 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
P. 256

256                      L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate



             nel comando unificato, ciò nonostante il traguardo dell’esercito europeo era ormai
                        25
             stato fissato . A partire da quel momento il confronto tra i vertici politici e quelli
             militari assunse aspetti più concreti e toni più polemici in virtù del mutamento
             delle prospettive del negoziato.
                Il 13 agosto, l’Ufficio Ordinamento dello Stato Maggiore dell’Esercito tra-
             smise alla sezione i  dell’Ufficio Operazioni un primo parere sul Rapporto da
                                a
             poco sottoposto al vaglio dei governi. Dopo aver delineato le ripercussioni che il
             progetto avrebbe avuto sulla struttura delle Forze Armate italiane, si rilevava con
             una certa delusione come le tesi elaborate dallo stato maggiore della Difesa circa
             la struttura dell’esercito europeo non fossero state tenute in debita considerazione
             dai diplomatici impegnati nella conferenza di Parigi. I principi più volte richiama-
             ti dalle autorità militari della necessità di salvaguardare l’unicità nazionale della
             divisione e di definire i vari tipi di divisione (corazzata, di fanteria, di fanteria mo-


             25  Malgrado  la  replica  di  Sforza  non  sembrasse  lasciare  spazio  a  ulteriori  manovre,  in
                concomitanza  con  la  pubblicazione  del  Rapporto  provvisorio  marras  tornò  a  esporre  a
                Pacciardi le sue perplessità. Ai già noti problemi relativi alla sottovalutazione del fronte
                italiano, alla disparità di trattamento rispetto alla Francia che avrebbe conservato una quota
                del proprio esercito per gli impegni extraeuropei, all’inopportunità di acconsentire allo
                stazionamento di truppe tedesche o francesi in Italia, il generale aggiunse di temere una
                crescita delle spese dovuta alla creazione di un esercito comune. La necessità di approntare
                un apparato amministrativo-militare a livello europeo avrebbe comportato un aumento degli
                ufficiali di grado elevato, dei sottufficiali e del personale civile con conseguente aggravio
                dei costi che - secondo il parere del capo di Stato Maggiore della Difesa - “non avrebbe
                portato ad un ulteriore rafforzamento della nostra efficienza militare” (Ivi, lettera di Marras
                per Pacciardi, 24 luglio 1951). Mentre, dunque, la Francia avrebbe ottenuto di imbrigliare
                il riarmo tedesco in una cornice europea e la Germania si sarebbe assicurata la difesa dei
                propri confini, l’Italia avrebbe chiuso il negoziato con un saldo nettamente passivo poiché lo
                sforzo economico non sarebbe stato compensato da adeguati vantaggi sul piano strategico-
                militare. La lettera di marras è presente anche nell’Archivio storico dell’Esercito con delle
                annotazioni in calce di Cappa che paragonano la decisione di procedere alla creazione di
                un esercito europeo al “fare una casa cominciando dal tetto” [AUSSME, L 5, Comunità
                Europea Difesa (C.E.D.), b. 6, N]. Il Rapporto provvisorio incontrava parecchie resistenze
                anche da parte di molte forze politiche come confermò lo stesso presidente del Consiglio il
                quale, in un breve appunto per Taviani, espresse l’opinione che il progetto, “così come era
                abbozzato, non avrebbe avuto alcuna probabilità di ottenere l’approvazione parlamentare”,
                tanto più che il previsto aumento delle spese avrebbe ridotto, e non accresciuto, i mezzi
                di difesa a disposizione. Ciò considerato, De Gasperi, pur riservandosi di approfondire la
                questione, concludeva affermando che “sarebbe stato più facile raggiungere la federazione
                integrale”.  Nella  lettera  di  risposta,  il  Sottosegretario  agli Affari  Esteri  ricordò  di  aver
                addotto motivazioni legate alla campagna elettorale e alla crisi governativa in corso per
                giustificare un’assenza dalle riunioni parigine che in realtà nascondeva la scelta, concordata
                con Sforza e con Palazzo Chigi, di evitare di dare al Rapport intérimaire “l’avallo” di
                una personalità politica di spicco (in: ASDMAE, DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b.
                22, fasc. 81 “Per S.E. il Sottosegretario. Esercito Europeo”, appunto di De Gasperi per
                taviani, Roma, 16 agosto 1951).
   251   252   253   254   255   256   257   258   259   260   261