Page 252 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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indietro” . in discussione non erano solo aspetti legati al prestigio e all’autono-
mia nazionale – che, peraltro, di fronte a una opinione pubblica “europeissima a
parole, ma niente affatto europea a fatti”, avrebbero avuto un peso “non trascura-
bile” –, ma soprattutto la necessità di sapere fino a che punto il Paese aveva preso
coscienza delle conseguenze strategiche e psicologiche che un esercito europeo
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implicava .
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Alla fine di luglio, la presentazione di un Rapporto provvisorio da sottoporre
all’attenzione dei governi impresse un cambio di ritmo che modificò radicalmente
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lo scenario sul quale si erano mosse fino ad allora le varie delegazioni . il docu-
mento ebbe l’effetto di obbligare tutti i Paesi a considerare sotto una luce diversa
le possibilità di successo della conferenza determinando per la prima volta un con-
17 Fin dall’inizio la posizione degli Stati Uniti aveva rappresentato un punto di riferimento,
tanto è vero che nelle prime fasi di negoziato l’Italia si mostrò “non immediatamente ostile
alla proposta francese ma attenta alla posizione che avrebbe preso Washington”, cfr. A.
vArsori, Italy between Atlantic Alliance and EDC…, cit., pp. 272-274.
18 Su questo aspetto Quaroni osservava: “[…] in caso di attacco russo all’Europa occidentale
i combattimenti decisivi saranno quelli che si svolgeranno tra Elba e Reno […]. Quindi
la nostra partecipazione all’Esercito Europeo […] significa partecipazione alla difesa
dell’Europa centrale: e cioè significa in altre parole la possibilità di invio, in certe eventualità,
di truppe italiane in Europa Centrale. Lo stesso caso del resto si presenterà per il settore
meridionale, per il Medio Oriente sia che esso sia agganciato al settore europeo mediante
una accessione della Grecia e della Turchia al Patto Mediterraneo […]. L’interesse è quello
di portare la difesa il più lontano possibile dal territorio nazionale […]. Ciò si urta alle
difficoltà della nostra Costituzione: ma il concetto di non inviare le truppe nazionali al di
fuori delle proprie frontiere è un concetto svizzero, ossia di un Paese neutrale: non è un
concetto sostenibile da un Paese il quale fa parte di un sistema mondiale di alleanza” (in:
ASDMAE, DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b. 2, fasc. 5 “Esercito Europeo Conferenza
di Parigi – giugno”, pos. 13-C, Quaroni per Sforza, Parigi, 26 giugno 1951).
19 il Rapport intérimaire è integralmente riprodotto in AUSSME, L 5, Comunità Europea
Difesa (C.E.D.), b. 1, D. Per ulteriori approfondimenti cfr. e. Furdson, the european
defense Community: a History, Londra 1980, pp. 122-126.
20 sulla reazione del governo italiano al Rapporto provvisorio cfr. d. PredA, Storia di una
speranza…, cit., pp. 104-107; A. vArsori, L’Italia tra Alleanza atlantica…, cit., pp. 140-
142. Come notano Ballini e Varsori, dopo la presentazione del Rapport Intérimaire “il
governo italiano […] venne trovarsi in una situazione molto difficile. Roma non poteva
creare difficoltà né alla Francia, che rappresentava il più importante partner politico
dell’Italia nel contesto europeo e l’unico che avesse accantonato rapidamente, almeno da
un punto di vista formale, l’eredità derivante dal fascismo e dalla guerra perduta, né agli
Stati Uniti, i quali erano non solo l’alleato più importante, ma anche la garanzia ultima
di un equilibrio politico che appariva costantemente minacciato dalla presenza del più
forte Partito comunista del mondo occidentale, per di più ancora strettamente alleato
con il Partito Socialista. D’altro canto le valutazioni espresse da numerosi diplomatici,
politici e alti funzionari intorno alla CED e alle conseguenze della sua realizzazione sugli
interessi nazionali erano fortemente negative”, P.l. bAllini-A. vArsori (a cura di), l’italia
e l’Europa…, cit., pp. 81-82.

