Page 250 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             gazione militare, Colonnello Turrini, i limiti entro i quali sarebbe stato preferibile
             incanalare  la  collaborazione  militare.  Innanzitutto  occorreva  precisare,  proprio
             per non pregiudicare il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede atlantica,
             che l’Italia avrebbe offerto all’”esercito europeo” solo quelle “forze limitate” di
             cui poteva disporre; secondariamente, appariva indispensabile, pur nel quadro di
             una cooperazione concepita su scala continentale, il mantenimento di quote di
             forze nazionali; infine, la costituzione di divisioni miste, allora allo studio, veniva
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             giudicata un “ripiego temporaneo ” poiché si sarebbe dovuti giungere alla crea-
             zione di divisioni omogenee nazionali. Procedendo a un rapido confronto fra le
             diverse indicazioni ricevute e i segnali provenienti da Parigi, Turrini arrivò alla
             conclusione che gran parte degli obiettivi enunciati da marras non erano condivisi
             dal capo delegazione:

                      “Il mio timore è – se così posso esprimermi – che, ferma restando la pri-
                   orità atlantica, sulla quale l’on. Taviani ha ripetutamente insistito, non vi sia
                   incondizionato appoggio sulle direttive b [mantenimento di forze nazionali]
                   e c [divisioni omogenee nazionali] datemi da V.E. – Non da parte di Vitetti
                   o di Pansa, ma dell’on. Taviani”.
                Quella di Turrini non era una semplice supposizione, quanto piuttosto una net-
             ta impressione che derivava dal comportamento del sottosegretario agli Esteri nel
             corso delle prime settimane di trattativa. Quando infatti il colonnello aveva accen-
             nato alla clausola che i francesi intendevano inserire sul diritto al mantenimento
             di eserciti nazionali da parte dei Paesi che avevano impegni extraeuropei propo-
             nendo che la questione fosse affrontata subito “per non lasciare dubbi di sorta”,
             Taviani lo aveva invitato ad accantonare ogni preoccupazione dal momento che il
             discorso riguardava solo la Germania mentre l’italia avrebbe conservato l’esercito
             nazionale “finché l’avrà la Francia”. Quanto poi alla questione della scelta tra la
             creazione di divisioni miste o nazionali, l’esponente democristiano aveva dato la
             sensazione di non considerare il problema “di capitale importanza” malgrado il
             rappresentante francese Alphand, in uno dei primi incontri, avesse sollecitato le
             altre delegazioni a prendere rapidamente una decisione. Pochi giorni di negozia-
             to erano dunque bastati a far emergere la divaricazione delle linee strategiche e,
             soprattutto, ad alimentare forti perplessità nel capo della delegazione militare .
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                Ben presto anche l’atteggiamento dilatorio con cui il governo aveva inizial-
             mente affrontato i negoziati divenne motivo di forte attrito. In effetti, come osser-
             vava Turrini, mano a mano che le trattative andavano avanti emergeva il profilo


             13  AUSSME, L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 1, C, fasc. “Costituzione dell’Esercito
                Europeo”, Turrini per Marras, Parigi, 11 marzo 1951.
             14  “Eccellenza, giorno per giorno aumentano in me seri dubbi sulla convenienza di imbarcarci
                in impegni di organizzazione di un esercito, di una aviazione e forse anche di una marina,
                europei. La questione non è matura, politicamente” (in ivi).
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