Page 248 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                                               legazione, osservò che il governo era “favo-
                                               revole, in linea di massima, all’idea in sé di
                                               un Esercito europeo”, ma precisò pure che
                                               tale disponibilità era “subordinata” al sod-
                                               disfacimento di precise condizioni, quali la
                                               necessità  che  il  nuovo  progetto  non  fosse
                                               causa di “ritardi o difficoltà” nella costitu-
                                               zione di quelle forze integrate previste nel
                                               quadro del Patto atlantico. Si trattava di una
                                               presa di posizione condivisa dalle autorità
                                               militari,  anche  se  il  successivo  invito  ad
                                               agire per il superamento di quelle che ve-
                                               nivano  definite  “concezioni  strettamente
                                               nazionaliste”  suonava  già  come  un  prelu-
                                               dio a possibili scontri. Taviani accennò al
                                               fatto che il progetto avrebbe dovuto fare i
                                               conti  con una serie di problemi  di ordine
                                               tecnico  e,  per  questo,  si  attendeva  che  le
                                               altre delegazioni li mettessero in evidenza
             Paolo Emilio Taviani              dispensando così la delegazione italiana dal
                                                                              9
                                               “sollevare per prima tali difficoltà” . il rife-
             rimento alla necessità di abbandonare ogni ottica angustamente “nazionalista” e di
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             superare “lo spirito di conservatorismo” , unita all’osservazione circa l’inoppor-
             tunità di porre ostacoli tecnici, apparivano in effetti dirette a prevenire possibili
             contestazioni da parte delle Forze Armate.
                D’altra parte, le osservazioni del capo delegazione si inserivano in un quadro
             di diffusa diffidenza nei confronti dei probabili atteggiamenti degli alti comandi
             dell’Esercito. Era un orientamento condiviso anche da esponenti di spicco della
             diplomazia italiana e che, come testimonia questo breve passaggio di una lettera
             dell’ambasciatore a Parigi, Pietro Quaroni, scritta quasi due mesi prima dell’inizio
             della conferenza, giungeva fino a una sorta di delegittimazione a priori:

                      “Non mi nascondo poi che ci sarà da noi una forte opposizione dei mi-
                   litari: questa opposizione sarà in buona parte dovuta ad una ragione perfet-
                   tamente umana: conservare i comandi che si hanno o si sperano di avere.
                   Ma queste ragioni saranno mascherate sotto una serie di considerazioni tec-



             9  ASDMAE, DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b. 1, fasc. 1, riassunto della riunione della
                delegazione per l’Esercito Europeo, 15 febbraio 1951.
             10  Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, d’ora in poi solo AUSSME,
                L 5, Comunità Europea Difesa (C.E.D.), b. 1, C, fasc. “Costituzione dell’Esercito Europeo”,
                verbale della seduta plenaria, Parigi, 22 febbraio 1951.
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