Page 261 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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III SeSSIone - L’ItaLIa repubbLIcana e La guerra fredda             261



             della strada imboccata dall’esecutivo, restava la possibilità di produrre uno sforzo
             mirato all’ancoraggio dell’esercito europeo nel quadro atlantico in un contesto di
             depotenziamento in sede di trattativa dei risvolti meno graditi. In altre parole, il
             documento del segretario generale dell’Esercito rappresentava il primo passo ver-
             so il superamento di un atteggiamento puramente negativo che non veniva ritenu-
             to in linea con gli interessi dei militari. Come si leggeva nei commenti autografi in
             calce allo studio elaborato dall’ufficio del Segretario Generale del Ministero della
             Difesa-Esercito, le valutazioni erano troppo “improntate […] a negazione e viste
             sotto un profilo nettamente nazionalistico e forse un po’ troppo in contrasto con la
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             politica estera condotta dal nostro governo” .
                ma il vero attacco alla bozza preparata alla vigilia della riunione della Com-
             missione militare giunse dall’ufficio del Segretariato Generale del Ministero della
             Difesa-Esercito che stigmatizzò duramente l’ottica ristretta dalla quale muoveva-
             no le accuse addebitando ai compilatori dello studio una buona dose di mancanza
             di realismo:

                      “[…] le considerazioni generali […] assolutamente improntate a nega-
                   zione […] sono viste da un lato esclusivamente «nazionalistico», che non
                   può non apparire esageratamente conservatore ed in netto contrasto con la
                   politica  estera  ufficiale  finora  condotta  dal  Governo.  Sarebbe  opportuno
                   pertanto che la «lettera» in questione fosse stesa in maniera da non prestare
                   il fianco ad accusa del genere […]. Devesi infatti tener conto del fatto che
                   il Governo ha finora impostato il reinserimento della Nazione nel consesso
                   delle potenze mondiali su questi lineamenti, e che la politica militare deve
                   uniformarsi al punto di vista ufficiale degli Esteri […] il caso di emergenza
                   dovrebbe spaventarci maggiormente, perché sarebbe necessario affrontarlo,
                   almeno inizialmente, da soli ed – è da prevederlo – peggio armati di quanto
                   la incerta e titubante politica governativa odierna di inserimento nell’orga-
                   nizzazione internazionale, ci può far pensare di esserlo […].
                      Quanto all’affermazione che forze europee (anche se di nazionalità ita-
                   liana) presenti nel Paese non potrebbero essere impiegate in caso di gravi
                   sovvertimenti dell’ordine pubblico, essa appare frutto della mentalità circo-
                   scritta nazionale sopradetta, in quanto è pensabile che casi «gravi» si verifi-
                   cheranno semmai più su scala internazionale che nazionale”.

                Preoccupato solo di mettere in risalto gli aspetti negativi del progetto europeo,
             il documento trascurava la parte costruttiva “che proprio l’impostazione operati-
             va atlantica odierna, con la sancita autonomia del settore mediterraneo, avrebbe
             dovuto suggerire allo smD: una certa distribuzione e localizzazione di divisioni
             omogenee nazionali nei C.A. integrati assegnati al settore mediterraneo”, in ma-



             32 ivi, note manoscritte in calce alla traccia per i lavori della Commissione incaricata di
                esaminare il “Rapporto provvisorio della conferenza per l’Esercito Europeo”, s.d.
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