Page 264 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             posizione assunta dalla Commissione militare costituiva probabilmente il confine
             massimo entro il quale per i rappresentanti dell’esercito italiano era lecito spinger-
             si. L’impossibilità di opporsi frontalmente agli sviluppi delle trattative di Parigi
             veniva aggirato attraverso una preliminare professione di europeismo dietro la
             quale si celava il profondo scontento per le soluzioni elaborate dalla conferenza.
             Un’insoddisfazione che venne incanalata nella lunga lista di osservazioni critiche
             cui fu sottoposto il Rapporto provvisorio e che finì per coinvolgere le fondamenta
             stesse dell’originario “Piano Pleven”. Il giudizio emesso dalla Commissione mi-
             litare rappresentò dunque il culmine dell’offensiva ufficiale anticedista e, al tem-
             po stesso, l’implicita confessione di una posizione di inferiorità che lasciò aperti
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             spiragli di successo solo fino a quando la svolta europeista di ottobre  obbligò i
             comandi delle Forze Armate a cercare nuove strade.
                È proprio in tale quadro che si colloca la lettera di Ivan Matteo Lombardo per
             Taviani, inviata a pochi giorni dalle decisive riunioni di dicembre, nella quale l’e-
             sponente socialdemocratico attaccò con insolita durezza le posizioni sostenute dal
             Capo di Stato Maggiore della Difesa. Secondo il nuovo capo delegazione, il ge-
             nerale Marras giustificava la richiesta di conservare forze nazionali “pretendendo
             che nel blocco continentale noi figureremmo in posizione marginale, ma che non
             si terrebbe conto delle nostre posizioni verso l’Africa e verso il Medio Oriente,
             donde ne dedurrebbe essere opportuno tenere in mano qualche cosa per reagire a
             queste tendenze. In verità la motivazione addotta si presentava «piuttosto tenue»;
             in primo luogo perché la strategia era già regolata in sede NATO e non sarebbe
             stata modificata dalla CED; secondariamente, perché nel caso di una impostazione
             unitaria europea sarebbero sfumate eventuali ipotesi astratte a vantaggio di ne-
             cessità concrete di difesa del territorio di tutta la Comunità”. In realtà ciò che più
             colpisce nelle parole dell’esponente socialdemocratico non è tanto la confutazione



             36  sulla  svolta federalista  impressa alla  posizione  italiana  cfr.  d.  PredA,  Storia  di  una
                speranza…, cit., pp. 123-126. Il memorandum presentato dall’Italia all’attenzione delle
                altre delegazioni è riprodotto anche in ASDMAE, DGAP 1950-57, Uff. IV, Vers. CED, b.
                3, fasc. 8, pos. 13-C, ottobre. Per le reazioni degli altri paesi cfr. Ivi, Quaroni per MAE,
                Parigi,  13  ottobre  1951;  Ivi,  resoconto  della  seduta  del  Comitato  di  direzione  del  24
                ottobre 1951. Ballini e Varsori così spiegano le ragioni dell’appoggio di Parigi e Bonn
                al memorandum italiano: “Per il leader francese [Schuman] e per il Cancelliere non era
                certo utile opporsi a un progetto [quello italiano] che aveva ricevuto rapidamente il pieno
                sostegno americano; inoltre, vi era la speranza che una scelta politica in senso federale
                potesse contribuire a creare nell’Europa occidentale un più ampio consenso nei confronti
                della CED e una accelerazione del processo di integrazione che avrebbe eliminato le eredità
                dei nazionalismi. Le autorità francesi, in particolare, temevano il risorgere di tali sentimenti
                in Germania, dove era forte l’opposizione al riarmo sia fra i giovani, sia negli ambienti
                della SPD i quali sostenevano che la creazione di un esercito europeo avrebbe posto fine a
                qualsiasi prospettiva di una rapida riunificazione tedesca”, P.l. bAllini-A. vArsori (a cura
                di), L’Italia e l’Europa…, cit., p. 84.
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