Page 337 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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festa del Redentore a Venezia. Tale ponte, una struttura di 24 tonnellate per 350
metri di lunghezza, realizzata dai reggimenti Genio dell’Esercito, richiedeva
una “expertise” tecnica unica per i tempo anche considerando il fatto che era
necessario realizzare lungo questi 350 metri 2 campate sopraelevate e lasciare un
varco di cira 60 metri per consentire il passaggio dei piroscafi. Questa attività è
rimasta in essere fino a pochi anni fa costituendo un eccellenza tecnica del Genio
dell’Esercito. Anche l’attività del dicembre 1950 a Catania, rivestì una particolare
valenza tecnico-operativa in quanto si trattava di arginare un’eventuale flusso di
lava derivante dall’eruzione dell’Etna.
Nel 1951 si dovette fronteggiare una fortissima alluvione nella città e nell’area
di Pizzighettone in provincia di Cremona. Non fu cosa da poco e i numeri
dell’intervento ci dicono qualcosa di significativo a proposito: costruire una diga
di sbarramento da 306 mc e un terrapieno di sostegno all’argine per 200mc fu
un attività di livello molto impegnativo e venne completata dall’istallazione di
impianti elettrici con relativi generatori per l’illuminazione dell’intera diga.
Si trattava in sostanza di interventi estremamente significativi per eventi
veramente catastrofici: si pensi che solo in Emilia, nel 1952, vi furono straripamenti
del fiume Panaro che causarono vasti allagamenti nella provincia di Modena per
circa 40.000 ettari di terreno e danni alle infrastrutture per oltre 1 miliardo di lire
dell’epoca: un danno finanziario elevatissimo.
L’intervento più significativo di tutti e che vide le Forze Armate e i corpi armati
dello Stato, nonché i Vigili del Fuoco e i volontari civili impegnati in sinergia di
sforzi e di intenti per la salvaguardia del benessere della popolazione civile fu
l’alluvione del Polesine nel 1951.
il 4 Novembre del 1951 le continue piogge che cadono da vari giorni su tutta
l’Italia settentrionale, provocano una eccezionale piena del Po dell’Adda e del
Ticino e loro affluenti come anche dell’Adige e di altri corsi d’acqua. Incomincia
a profilarsi ovunque la minaccia di straripamenti con conseguenti inondazioni e la
minaccia trova la sua prima attuazione nel Veneto, ove vaste zone delle province
di Vicenza, Padova e Treviso sono allagate per lo straripamento del Brenta del
Bacchiglione e del Piave. i militari intervengono e provvedono a salvataggi di
persone, traghettamenti, sgombero di materiali e masserizie, rinforzo di argini.
Il 14 Novembre il Po, continuando a trasportare la sua enorme massa d’acqua
verso la foce, rompe infine gli argini in molti punti della provincia di Rovigo. E
l’ondata di piena si trasforma in una gigantesca alluvione che finisce per allagare
l’intero Polesine (corrispondente all’incirca alla odierna provincia di Rovigo). Ad
accrescere la calamità sono anche le acque dell’Adige che escono dagli argini in
varie zone della stessa regione. La calamità si presenta di una gravità eccezionale
dati i numerosi paesi, borghi, frazioni e cascinali inondati dalle acque irrompenti
che in molte località hanno travolto e sommerso case, aziende agricole, uomini,
bestiame, magazzini e depositi di derrate. Dopo lo stato di preallarme e gli accordi

