Page 366 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                Ancora all’inizio della primavera 1945, il litorale adriatico settentrionale risul-
             tava soggetto al controllo militare dell’esercito tedesco che il precedente 15 otto-
             bre 1943 aveva di fatto esautorato la Repubblica Sociale della sua sovranità sulla
             regione ufficializzando la creazione della adriatisches Kustenland, comprendente
             i centri urbani di Udine, Gorizia, Lubiana, Pola e Trieste. La zona d’occupazione,
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             destinata nei progetti hitleriani a essere annessa al Reich tedesco , venne progres-
             sivamente abbandonata solo di fronte al dilagare delle truppe alleate nella pianura
             padana nell’aprile 1945, cui si sommava ad est la speculare avanzata delle forze
             armate jugoslave. In un clima di tacita competizione, Trieste divenne il traguardo
                                           a
             finale tanto per la marcia della 2  Divisione neozelandese del generale Bernard
             Freyberg quanto per quella dei partigiani del Maresciallo Tito, giunti infine per
             primi nel capoluogo giuliano all’alba del 1 maggio .
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                Benché gli alleati avessero partecipato alle trattative di resa con la guarnigione
             tedesca presente in loco, la città, la penisola istriana e il resto della Venezia Giulia
             caddero nell’arco della successiva settimana sotto l’occupazione titoista, finendo
             per essere sottoposti da subito a un’opera di epurazione volta a eliminare non
             solo i vertici amministrativi del regime nazi-fascista, ma anche quei settori del-
             la società reticenti ad accettare il nuovo ordine politico comunista. Nei quaranta
             giorni che separarono l’ingresso jugoslavo dagli accordi di Belgrado del 9 giugno
             1948 a migliaia tra tedeschi e italiani – compresi numerosi esponenti del CLN
             triestino – scomparsero nei campi di prigionia o, peggio, nelle foibe carsiche . Per
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             l’evacuazione delle truppe fu infatti necessario attendere l’intervento diplomatico
             anglo-americano e il benestare sovietico per lo scioglimento di un impasse che
             stava trasformando Trieste nel primo terreno di scontro del nuovo confronto bipo-
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             lare . Con riluttanza Italia e Jugoslavia, dovettero accettare il piano di spartizione
             della regione elaborato dal generale alleato William D. Morgan, secondo il quale
             Trieste e la fascia confinaria delimitata delle Alpi Giulie fino al centro urbano di
             Tarvisio con l’aggiunta dell’exclave di Pola vennero incluse in una zona d’occu-
             pazione facente capo alle potenze occidentali. Per contro il complesso dei territori
             ad oriente della suddetta ‘linea Morgan’ – l’entroterra istriano, Fiume, l’arcipela-
             go del Quarnaro – sarebbe ricaduta sotto la giurisdizione jugoslava .
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                se la provvisoria sistemazione adottata nel 1945 rimase inalterata per il suc-
             cessivo biennio, nel medesimo arco temporale si registrò un frenetico attivismo

             6  J.B. Duroselle, Le Conflit de Trieste, 1943-1954, Edition de l’Institut de Sociologie de
                l’Université Libre de Bruxelles, Bruxelles, 1966, p. 126.
             7  Si veda anche G. Cox, The Race for Trieste, W. Kimber, London, 1977.
             8  Tra i diversi volumi dedicati alla tematica si consiglia: R. Pupo, Il lungo esodo. Istria: le
                persecuzioni, le foibe, l’esilio, Rizzoli, Milano, 2005.
             9  D. De Castro, La questione di Trieste…, cit., vol.1, pp. 340 e ss.
             10  Si veda anche M. Galeazzi, Roma-Belgrado: gli anni della guerra fredda, Longo, Ravenna,
                1995, pp. 85 e 86.
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