Page 371 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             della controversia, il ricorso all’internazionalizzazione del territorio triestino si
             trasformò in poco più di un artifizio giuridico con cui posticipare la definizione di
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             uno stabile assetto confinario .
                Nuovi fattori intervennero a smuovere gli equilibri della vicenda solo nel 1948,
             anno della consultazione elettorale che avrebbe definitivamente chiarito quale al-
             lineamento internazione sarebbe stato adottato dalla Repubblica italiana. L’inte-
             resse americano e sovietico ad assicurare il massimo sostegno popolare possibile
             ai rispettivi campioni nazionali – la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista
             Italiano – così come l’abilità del Ministro degli Esteri Sforza nel capitalizzare le
             attenzioni politiche ed economiche delle superpotenze aprirono nuovi margini di
             manovra diplomatici con cui affrontare le più annose questioni della politica este-
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             ra nostrana . in risposta all’offerta sovietica di febbraio per una restituzione all’i-
             talia dei possedimenti coloniali di epoca pre-fascista, Washington, con il sostegno
             dei governi francese e britannico, accettò infatti a fine mese la richiesta di Palazzo
             Chigi per un formale impegno occidentale sul reintegro dell’intero TLT sotto la
             sovranità italiana . La richiesta venne accolta per tre diversi ordini di motivi: in
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             primo luogo l’interesse dell’opinione pubblica per la questione triestina era tale da
             rendere una promessa circa la revisione delle disposizioni del 1947 un utile stru-
             mento di propaganda per il governo democristiano in carica. Non meno impor-
             tante, l’uso del problema confinario nella campagna elettorale avrebbe costretto il
             fronte delle sinistre a confrontarsi con un tema scomodo. L’incompatibilità tra la
             ricerca di modus vivendi con i vicini socialisti e la necessità di difendere l’interes-
             se nazionale per non compromettere l’esito del voto avrebbe impedito a Palmiro
             Togliatti di rispondere con un’analoga promessa, accentuando così il vantaggio
             democristiano. Infine gli Stati Uniti e i loro alleati sposarono la strategia di Sforza
             poiché alle ricadute positive che l’impegno per la restituzione di Trieste avrebbe
             comportato nelle urne non si connetteva un veritiero obbligo all’applicazione del-
             lo stesso. Come sottolineato dalla letteratura storiografica , la dichiarazione che
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             gli Occidentali si apprestavano a rilasciare avrebbe riguardato la totalità dello Sta-
             to-cuscinetto triestino benché il settore meridionale del medesimo restasse sotto
             il controllo delle forze armate titoiste, circostanza che rendeva impossibile la sua
             completa restituzione all’italia salvo improbabili ipotesi di intervento coercitivo.
             Rilasciata pubblicamente, il 20 marzo 1948, la cosiddetta dichiarazione tripartita

             18  D. De Castro, La questione di Trieste…, cit., vol.1, pp. 646-647.
             19  A. Varsori, l’italia nelle relazioni internazionali dal 1943 al 1992, Laterza, Roma-Bari,
                1998, pp. 63-64.
             20  P. Pastorelli, La crisi del marzo 1948 nei rapporti italo-americani, in “Nuova Antologia”,
                n. 2132, 1979, pp. 235-251.
             21  P. Cacace e G. Mammarella, La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni
                nostri,  Laterza,  Roma-Bari,  2006,  pp.  168-169;  A.  Varsori,  l’italia  nelle  relazioni
                internazionali dal 1943 al 1992…, cit., pp. 63-64.
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