Page 374 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             risentimenti per gli accadimenti del 1952, ma un altro consistente freno appariva
             individuabile nelle ricadute che si sarebbero prodotte in termini di consenso in-
             terno: De Gasperi, che aveva legato la sua parola all’applicazione della dichiara-
             zione tripartita risultava vincolato a quell’atteggiamento di quantomeno formale
             intransigenza cui lo stesso Tito doveva attenersi per non disattendere le speran-
             ze slovene. solo nel febbraio 1954 la rinnovata pressione del Presidente ameri-
             cano Eisenhower per la conclusione della vertenza riportò Roma e Belgrado su
             un tavolo negoziale che, basandosi sulle linee guida espresse dalla dichiarazione
             anglo-americana del precedente 8 ottobre, condusse alla storica sottoscrizione del
             cosiddetto memorandum di Londra. Pur se di natura provvisoria, l’atto siglato dai
             quattro governi il 5 ottobre 1954 poneva formalmente fine alle rispettive rivendi-
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             cazioni dei due stati sulle zone B e A del mai nato Territorio Libero di Trieste . i
             due lembi di costa adriatica furono dunque sottoposti sotto l’esclusivo controllo
             dei governi italiano e jugoslavo in attesa che un nuovo accordo pattizio, interve-
             nuto con il trattato di Osimo solo dopo oltre un ventennio, ne sancisse la definitiva
             annessione.
                È tuttavia necessario sottolineare come l’atteso risultato del memorandum lon-
             dinese non avrebbe potuto concretizzarsi se, nel corso del 1953, un rinnovato
             frangente di tensione tra italia e Jugoslavia fosse degenerato in uno stato di aperto
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             conflitto tra i due Stati . La circostanza richiamata si connette alla pericola esca-
             lation iniziata in agosto con le ricorrenti notizie circa il ritorno di Belgrado alle
             rivendicazioni massimaliste del 1945, cui il nuovo governo esecutivo di Luigi
             Pella – democristiano ma sostenuto dai voti della destra e del movimento mo-
             narchico – rispose con la prima e finora unica mobilitazione delle forze armate
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             repubblicane in difesa dei confini nazionali . La recente disponibilità di nuova

             28  G.. Valdevit, La questione di Trieste 1941-1954, cit., pp. 270 e ss.
             29  D. De Castro, La questione di Trieste…, cit., vol. 2, pp. 547 e ss.; M. De Leonardis, la
                ‘diplomazia atlantica’…, cit., p. 281.
             30  sulle  motivazioni  che  spinsero il  governo  a  una  decisione  che  avrebbe  potuto  avere
                ripercussioni tanto rilevanti la storiografia nazionale e straniera ha proposto pareri antitetici:
                alcuni (tra cui Duroselle) giudicano severamente la decisione di Pella e, anche ammettendo
                la  genuinità  dei  timori  circa  un’invasione  jugoslava,  sostengono  che  Roma  fosse  alla
                ricerca di un pretesto per l’occupazione militare della zona A. Tale tesi (sostenuta con ancor
                maggiore convinzione da Novak) non viene invece accettata da coloro (come Valdevit)
                secondo  i  quali  il  governo  promosse  una  deliberata  opera  di  ‘drammatizzazione’  degli
                eventi allo scopo di rinforzare il fragile consenso di cui godeva nell’opinione pubblica.
                Diversamente, altri (ad esempio De Leonardis e Pupo) attribuiscono le manovre italiane
                più semplicemente alla volontà di difendere gli interessi nazionali con mezzi più risolutori
                dell’approccio diplomatico adoperato precedentemente da De Gasperi e sforza. Cfr. m. De
                Leonardis, La ‘diplomazia atlantica’…, cit., p. 283; J.B. Duroselle, Le conflit de Trieste…,
                cit., pp. 375 e ss.; B.C. Novak, Trieste 1941-1954…, cit., p. 259; R. Pupo, Fra italia e
                Jugoslavia…, cit., pp. 112-113.
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