Page 379 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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approntamento dei raggruppamenti delle Divisioni “Trieste” e “Cremona” da far
affluire alla frontiera. L’operazione, che non si prevede più di effettuare d’urgen-
za, passa sotto la responsabilità dello SMD, alla cui dirette dipendenze confluisce
il comando del V Corpo d’armata. Il nuovo piano prevede due ipotesi: Jugoslavia
consenziente e Jugoslavia nemica. Per la seconda eventualità il piano ricalca l’o-
perazione “Delta” del 15 settembre ma con la rinun cia all’azione dei paracadutisti.
Il servizio informazioni fa presente che Tito, a causa della situazione interna ju-
goslava e dei rapporti che intercorrono con i suoi generali, potrebbe essere indotto
a compiere un “colpo di testa”. Viene esaminata, in conseguenza, l’opportunità o
meno di riportare le truppe italiane nella zona immediatamente a contatto con la
linea di frontiera, in aggiunta ai pochi reparti rimasti in seguito all’alleggerimento
delle forze disposto il 19 settembre. il sottocapo di smE manifesta parere contra-
rio all’attuazione di tale provvedimento, sia perché non lo ritiene indi spensabile in
relazione alla situazione dell’Esercito jugoslavo quale risulta dalle informazioni,
sia per evitare lo stretto contatto che potrebbe facilmente condurre a episodi non
voluti dalle autorità italiane e jugoslave, sia perché si potrebbe suscitare l’allarme
nelle popolazioni della zona di frontiera.
Il 15 ottobre, il Capo Ufficio operazioni dello SME si reca a Trieste per esami-
nare la situa zione sul terreno e cercare di prendere contatti diretti con le autorità
alleate d’occupazione, che però non lo ricevono. Il 16 ottobre, il Ministro della
Difesa autorizza il richiamo di 3.000 uomini di truppa in congedo da destinare alle
Divisioni “Cremona”, “Legnano”, “Mantova”, “Folgore”, “Ariete” e “Centauro”.
La Divisione “Trieste” riceve in rinforzo compagnie fucilieri dal 9°, 13° e 60°
Reggimento di fanteria. Per rispondere alla graduale mobilitazione dell’Esercito
jugoslavo, alla chiusura dei varchi di confine, allo sgombero di civili dalle zone di
frontiera ed alle dichiarazioni belliciste dì Tito, si dispone il ripristino del dispo-
sitivo alla frontiera già parzialmente in atto alla data del 13 set tembre, chiamato
ora “copertura di contingenza”. Lo schieramento delle grandi unità del V Corpo
d’armata prevede la ripartizione della fascia di confine con la Jugoslavia in 3
zone ope rative: “Julia” (con i settori Tarvisiano, Raccolana - Resia, alto Torre),
“Mantova” (con i settori Natisone - Judrio, Collio, Goriziano), “Folgore” (con i
settori Carso e Aquileia). In riserva di Corpo d’armata vi è la Divisione corazzata
“Ariete”, mentre il supporto di fuoco generale è assicurato da due reggimenti
d’artiglieria pesante campale. Compito della copertura di contin genza è quello
di: «[...] vigilare con le forze di Polizia integrate da elementi dell’Esercito la li-
nea di confine; sbarrare le comunicazioni provenienti dalla Jugoslavia occupando
posizioni idonee alla difesa, da scegliersi entro la linea di confine e per quanto
possibile a ridosso di essa; occupare in forze quelle posizioni più arretrate ove
convergono le linee di facilitazione, allo scopo di impedire lo sbocco in piano
dell’avversario; poten ziare la difesa con il massimo impiego dei mezzi del com-

