Page 372 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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372 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
si inserì dunque tra le numerose concause nazionali e internazionali che contribu-
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irono ventisette giorni dopo alla vittoria elettorale democristiana .
Se la dinamica propagandistica aveva avuto quantomeno il merito di accordare
all’Italia il favore delle potenze occidentali, persino tale risultato positivo venne
vanificato in conseguenza dell’inattesa rottura diplomatica consumatasi tra Stalin
e Tito nel mese di giugno. La crisi tra la potenza sovietica e quello che fino ad
allora aveva rappresentato il suo più stretto alleato all’interno del blocco socialista
ebbe ripercussioni sulla questione triestina nella misura in cui, dopo un contenuto
periodo d’isolamento internazionale da cui Roma avrebbe potuto trarre importanti
vantaggi negoziali, favorì un avvicinamento tra Belgrado e Washington. Negli
Stati Uniti la sopravvivenza del regime titoista, dimostrazione della reversibilità
del processo di stalinizzazione dell’Europa orientale nonché della compatibilità
diplomatica tra attori statali ideologicamente distanti, assunse un peso ben più
rilevante di una promessa elettorale difficilmente mantenibile e, in virtù degli ac-
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cadimenti, politicamente sconveniente . Ne risultò un crescente disinteresse in-
ternazionale che nell’arco di pochi mesi riportò la contesa territoriale su un piano
eminentemente bilaterale.
Il successivo triennio si caratterizzò dunque per la progressiva, sebbene sco-
stante, normalizzazione delle relazioni italo-jugoslave al fine di porre termine allo
stato di indeterminatezza giudica e politica cui tanto la Zona A quanto la Zona B
del TLT erano ancora costrette. momenti di attrito si registrarono nel 1949 a fronte
dei richiami di Roma contro le politiche di snazionalizzazione perpetuate ai danni
dei cittadini delle costa istriana, in reazione all’introduzione del dinaro nella Zona
B e ancora nel 1950 con la denuncia del clima intimidatorio che aveva accompa-
gnato le elezioni amministrative nel medesimo settore del TLT. A dispetto di ciò,
nonché a causa dei timori circa l’atteggiamento filo-jugoslavo adottato dagli Stati
Uniti , la diplomazia italiana velocizzò i colloqui preparatori per l’apertura dei
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negoziati ufficiali, inaugurati nel novembre 1951 a Parigi. Nuovamente le trattati-
ve poterono solo rilevare l’ancora sensibile distanza delle posizioni presentante da
22 M. Bucarelli, La questione jugoslava nella politica estera dell’Italia repubblicana
(1945-1999), Aracne, Roma, 2008, p. 22; P. Cacace e G. Mammarella, la politica estera
dell’Italia…, cit., pp. 168-169; J.B. Duroselle, Le conflit de Trieste…, cit., pp. 267-270; A.
Eden, Memoires 1945-1957, Plon, Parigi, 1969, p. 200; J.E. Miller, l’accettazione della
sfida: gli Stati Uniti e le elezioni italiane del 1948, in A. Varsori (a cura di), la politica
estera italiana nel secondo dopoguerra (1943-1957), LED, Milano 1993, pp. 167 e ss.; B.
Novak, Trieste 1941-1954. La lotta politica etnica e ideologica…, cit., pp. 281-283.
23 L.M, Lees, Keeping Tito Afloat: The United States, Yugoslavia and the Cold War, 1945-
1960, Pennsylvania State University Press, University Park, 1997, 48-49.
24 Tra il maggio e il giugno 1950 il CmA autorizzò l’apertura di diversi centri culturali sloveni
a Trieste, mentre nel marzo 1951 il gen. Airey, dimostratosi più volte incline ad appoggiare
le posizioni italiane, venne sostituito dal gen. Winterton.

