Page 368 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             le rivendicazioni di Belgrado, correndo grosso modo sul confine austro-italiano
             del 1866 e lasciando in tal modo Trieste alla Jugoslavia. All’opposto gli esperti
             britannici e francesi includevano il capoluogo giuliano dentro la frontiera italiana
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             che trovava i suoi limiti rispettivamente a Pola e Cittanova .
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                Come autorevolmente ricordato , anche tale secondo tentativo si rivelò fal-
             limentare e non ottenne altro risultato se non il rinvio di alcuni mesi di qualsiasi
             reale trattativa in materia. Presentate nel corso della riunione del CmE di maggio
             1946 a Parigi, le proposte vennero rigettate da Kardelj e, con l’eccezione di quella
             statunitense, valutate come poco bilanciate da De Gasperi. Non di meno, la riunio-
             ne dimostrò una profonda divergenza di opinioni non solo all’interno della sche-
             ma di contrapposizione tra est ed ovest ma perfino nel trittico delle potenze oc-
             cidentali . È in seguito a ciò che l’amministrazione americana, di pari passo con
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             quella inglese, prese coscienza dell’impossibilità di giungere a una via d’uscita
             dall’impasse se nessuna delle parti coinvolte avesse retrocesso sui propri obiettivi.
             La fine della sessione del consiglio, che si sarebbe aggiornato in giugno, permise
             agli Alleati occidentali di rivalutare le proprie strategie giungendo alla definizione
             della linea francese quale margine di partenza per le nuove trattative. Sempre da-
             tabile alla fine di maggio sono i primi progetti anglo-americani per una soluzione
             della questione attraverso l’internazionalizzazione di Trieste, ovvero sottraendo
             ai contendenti l’oggetto della disputa per sottoporlo al controllo di un organismo
             sovranazionale che avrebbe vigilato sulla sua indipendenza e integrità territoriale.
             Il progetto, esposto ufficialmente dal Ministro degli Esteri francese Bidault, pre-
             vedeva la creazione di un nuovo soggetto statale – il Territorio Libero di Trieste
             – amministrato per dieci anni dalle quattro potenze con l’associazione d’Italia e
             Jugoslavia che ne avrebbero nominato di concerto il governatore e il consiglio di
             governo . Approvata da Molotov il 2 luglio, l’internazionalizzazione di Trieste,
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             del corridoio costiero che la congiungeva all’Italia e dell’area più settentrionale
             dell’Istria costituì il punto d’incontro delle volontà dei vincitori – ma non dei di-
             retti interessati – da presentare nell’imminente conferenza di pace parigina.
                L’atto conclusivo della guerra contro l’Asse e suoi satelliti coinvolse quin-
             di solo aspetti marginali della questione triestina. Il 10 agosto, a dodici giorni
             dall’apertura della conferenza, De Gasperi ebbe modo di difendere pubblicamente
             la causa italiana, lamentando le decisioni assunte nei mesi precedenti dal CME,

             11  J.B. Duroselle, Le Conflit de Trieste…, cit., pp. 191 e ss.
             12  D. De Castro, La questione di Trieste…, cit., vol.1, p. 436.
             13  A dimostrazione di ciò è possibile citare quelle soluzioni alternative avanzate durante la
                prima  sessione  della  conferenza  che  non  trovarono  alcun  intesa  unanime  tra  i  quattro,
                quali l’idea sovietica di restituire le colonie all’Italia in cambio della rinuncia a Trieste,
                avversata dai britannici, o l’ipotesi di una consultazione referendaria, che incontrò invece
                l’immediato veto di mosca e lo sfavore di Parigi.
             14  D. De Castro, La questione di Trieste…, cit., vol.1, p. 459.
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