Page 361 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             informazioni. Il principale obiettivo era quello di mantenere informato l’Esercito
             e lo Stato Maggiore Generale delle attività degli stati confinanti con l’Italia che
             potevano avere un impatto sul suolo italiano: soprattutto di quegli stati balcanici
             che rappresentavano una possibile minaccia e quindi la parte più importante del
             lavoro del nuovo servizio; considerando però il supporto che veniva loro dato da
             alcuni partiti politici, si poteva anche pensare che il governo non avrebbe dato il
             necessario forte appoggio perché il Servizio ottenesse e diffondesse informazioni
             su nazioni i cui governi al potere avessero una tendenza chiaramente di sinistra.
                Sempre nel lungo documento del 27 gennaio, veniva sostenuta l’idea  che il
             ministero della Guerra e lo stato maggiore Generale non vedessero con favore il
             nuovo Servizio. Era difficile spiegare, continuava l’estensore della nota, l’origine
             di questo atteggiamento, a meno che in realtà il SIM nel passato (fascista e post
             armistiziale) non avesse avuto una autonomia e libertà di azione tale da suscitare
             gelosie  e paure. Eppure il Capo di Stato Maggiore Cadorna e quello che ne do-
             veva prendere il posto, Marras, avevano ascoltato il SIM e anche il Sottocapo di
             Stato Maggiore, il Generale Liuzzi, era stato dalla parte dell’organo di intelligen-
             ce. In effetti, durante le ostilità, i vertici militari avevano preso delle decisioni o
             da soli o con l’appoggio di Mussolini stesso, nell’ottica della difesa dell’Italia, ma
             nel futuro le loro scelte dovevano essere considerate in un contesto politico molto
             diverso, internazionale ed europeo, e questo avrebbe potuto in qualche modo  fre-
             nare l’azione dell’intelligence soprattutto nel settore che era divenuto quello più
             importante, e cioè i Balcani.
                Le future intenzioni del nuovo Ufficio ‘I’ venivano indicate in:
                a)  intensa attività informativa in tutti i Balcani, subordinata naturalmente alle
                   tendenze politiche che avrebbe preso il Governo;
                b)  simile attività in tutti i paesi confinanti;
                c)  una minore attività che nel passato per quanto concerneva le colonie;
                d)  attività normale in tutti i territori vicini alla Russia o sotto l’influenza so-
                   vietica, anche in questo caso secondo le tendenze governative; il Medio
                   Oriente avrebbe continuato a essere un osservatorio interessante;
                e)  attività normale verso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna; una attività, però,
                   non in larga scala e non su specifici obiettivi.
                Non sembrava che già il Governo avesse un piano ben definito per l’intelligen-
             ce prima della firma del Trattato di Pace, anche perché l’Esercito italiano non si
             era ancora ben ri-organizzato per il periodo post bellico e la politica governativa
             in quel periodo non aveva ancora raggiunto una sua stabilità.
                Gli americani si rendevano ben conto che era difficile intraprendere un valido
             programma di intelligence per problemi di influenze interne e esterne. Uno dei
             maggiori problemi sarebbe stato di sicuro il reperimento di fondi perché non era
             garantito che il Tesoro italiano avrebbe trovato i milioni necessari.  Anche nel
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